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Divenendo adulti, la capacità di un bambino di leggere la realtà cambia quanto la sua immaginazione. Scopre che non esistono soltanto le parole, che la voce è parte del contenuto e deve imparare a gestirla, a controllare quella parte di senso. La voce infatti aggiunge alle parole altro significato e grazie alla sua storia, alla sua unicità, a volte anche grazie alle sue imprecisioni, il testo si arricchisce. È necessario aprire «le porte della percezione», aprire il cuore, per ascoltare il vero incanto di una voce, poiché essa non si ascolta soltanto per mezzo dell’udito, ma si “sente”: la voce di chi canta a volte incanta.
Il canto pericoloso delle sirene

Il canto della musa e l’incantesimo
Anche il canto della Musa guida a sé quanto quello delle Sirene. Soltanto il poeta può udirlo, egli «si fa da tramite» per trasmettere ciò che ha “ascoltato” Ulisse. Omero «non racconta quello che ha visto, egli è cieco, bensì quello che la Musa gli ha raccontato» . Grazie alla Musa, «il poeta cieco “vede” e fa “vedere” agli ascoltatori la storia di cui racconta. […] Il canto poetico suscita visioni». La sfera dell’acustico si lega a quella del visivo. Non si viene forse trasportati in altri luoghi, alla lettura di certi versi, all’ascolto di certi canti? Artaud propone di «considerare il linguaggio sotto forma di Incantesimo» , per ritrovare «l’accezione religiosa e mistica di cui il nostro teatro ha smarrito completamente il senso». È un tentativo per salvare o ritrovare il meraviglioso nell’arte, consapevoli di quel bisogno nel quotidiano.
L’uomo è assetato di meraviglioso?

Il canto invisibile, viaggio al termine della notte
Infatti il canto interpreta l’invisibile. È come se la voce, in quanto cantata, fosse “fatta” di sostanza divina, come fosse il fiato di Dio, che è fiato creatore, quel contatto con l’invisibile che rimane nel corpo della voce stessa, che non è corpo nella sostanza, ma nel significato. Uno dei motivi per cui il canto fa parte di numerosi riti antichi e moderni è il suo essere in grado di armonizzare le differenze. La voce cantata infatti, in quanto trasparenza, raggiunge tutte le persone e si adagia su ogni animo con effetti differenti.
Jim Morrison intonava: “Break on through to the other side”. Il tentativo è tuttora di sfondare la porta e, attraverso la voce della musica, abbracciare la magia del proprio presente. Il fine forse è semplicemente raggiungere ciò che è nascosto all’interno del nostro viaggio e, come suggerirebbe Céline, approdare così al “termine della notte”.
Note bibliografiche:
– A. Cavarero, A più voci, Milano, Feltrinelli, pag. 115-119
– Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio con altri scritti teatrali, Torino, Einaudi, 2000, p. 163
– Ernst Cassirer, Filosofia delle forme simboliche, tr. Eraldo Arnaud, Scandicci (Fi), La Nuova Italia, 1988. Vol.II, p. 311
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