Le origini: la voce in relazione

Sfogliando l’album dei miei ricordi sonori non posso non fermarmi ad un episodio che in un certo senso ha dato le fondamenta al mio percorso di cantante e di insegnante di musica. Se penso alla mia infanzia vocale e musicale, arrivano ben chiari alla mia mente il profumo di quel pianoforte misto all’odore di mela: il mio primo ricordo di bambina che cantava. Per caso poi nell’album di famiglia ho trovato una foto che restituisce una forma e un luogo alla mia memoria di quel momento.

Da allora mi sono sempre chiesta se veramente la mia prima esperienza vocale fosse confinata solo in quel contesto: cantare canzoni in coro.

Cosa facevo prima ? Che voce avevo? E cosa ci facevo?

Purtroppo la mia memoria si ferma a quel ricordo e non riesce ad andare più indietro…nonostante la quantità di fotografie di me a tre-quattro mesi che i miei genitori hanno pazientemente e con amore messo da parte.

La mia vita di studente mi ha aiutato a colmare quel vuoto del quale ho sempre sofferto e gli studi sono diventati per me una risorsa affettivamente importante per ricostruire le parti mancanti della mia autobiografia “vocale”.

Un primo libro che per me è stato significativo per tale viaggio di scoperta della mia voce bambina è senza dubbio Diario di un Bambino di Daniel Stern. Stern, insieme a Colwyn Trevarthen, è uno degli studiosi più significativi che ha contribuito allo sviluppo dell’Infant Research negli anni settanta, accendendo una luce nuova sul mondo del bambino e del suo sviluppo nel mondo. Stern affida ad un bambino appena nato la scrittura di un diario, nel quale sono annotate le sue esperienze nel primo anno di vita. In tale diario il potere trasformativo relazionale della voce materna viene così espresso:

La sua voce è come un colpo di maglio su un cristallo di ghiaccio puro.
E lascia un fragile ricamo di linee bianche irregolari e di piani che ristrutturano lo spazio.
In un solo istante il mio mondo è trasformato dalla sua voce.

Il viaggio alla ricerca della mia prima espressione vocale mi ha condotto così all’ “essere con” attraverso la voce; esso inizia dove le mie foto non possono arrivare: prima della nascita. È tramite la voce materna che si realizza il primo tocco sonoro emozionale con il nascituro. È il bagno sonoro, nel grembo materno, il mondo di suoni in cui il feto, già alla 24 esima settimana, periodo in cui l’organo uditivo completa il suo sviluppo, riconosce la voce della madre, per le sue caratteristiche prosodiche ed intonative. Tale voce, percepita sensorialmente tramite le vibrazioni tattili già nella fase pre-uditiva nel primo trimestre della gravidanza, diventa il nostro primo legame affettivo che si realizza quindi grazie alla voce “ascolta”. Quando verremo alla luce sapremo riconoscerla tra tutte le altre voci e grazie agli scambi vocali, proseguiremo il nostro viaggio di conoscenza delle “umane cose”. ( Stern, 1977).

Il modo con cui i bambini sono sensibili alle dimensioni melodiche e ritmiche del parlato materno e al suo tono emozionale dimostra come noi siamo nati pronti per essere impegnati nella musicalità comunicativa di una conversazione, oltre e ben prima dello sviluppo del linguaggio parlato. ( Trevarthen, 1999)

Gli studi di Stern e Trevarthen hanno messo in luce come l’esperienza relazionale, comunicativa del bambino presenti caratteristiche musicali e si realizzi anche tramite la voce. È stata definita infatti musicalità comunicativa, “ espressione del fondamento stesso della sintonia, del ‘sentire con’ attraverso la quale si realizzano quei ‘duetti di movimenti e suoni’ attraverso i quali si diffondono motivazioni e stati intenzionali fra due persone. (Stern, 2011,p.43).

Lo stesso Stern riporta anche una definizione di musicalità di Trevarthen:

La musicalità è composta di impulsi vitali caratterizzati da un certo ritmo e profilo temporale, e dalla manifestazione di una forza nel tempo…il fondamento delle dinamiche vitali è la condivisione del flusso vitale dinamico che consente di essere ‘con l’altro.

Se osserviamo l’interazione nel video proposto

rimaniamo stupiti di come questa esperienza relazionale presenti tutte le caratteristiche di una improvvisazione musicale. Tramite l’alternanza del turno (turn-taking )i due si rispondono l’un l’altro producendo a turno suoni vocalici.

In questa proto-conversazione musicale (Papoušek, H., & Papoušek, M., 1987), il bambino comincia quando l’adulto si ferma, alle volte sembra anticiparlo. Il tutto attraverso un intenso contatto visivo e di corrispondenza di stati emotivi.

Dunque sembrerebbe che la mia – la nostra- “prima” esperienza musicale si svolga all’interno di una relazione e sia basata sull’improvvisazione vocale, nel qui ed ora. Essa si realizza “con e nel corpo” in una condivisioni di suoni, azioni e stati emotivi. Nella a-modalità ( Stern, 1987) della relazione, alle nostre origini, la voce si manifesta in tutte le sue potenzialità espressive e comunicative.

BIBLIOGRAFIA

Stern, D ( 1977/2002) The First Relationship . Infant and mother. Cambridge, Mass: Harvard U.P.

Stern, D. (1987/2012) Il mondo interpersonale del bambino. Torino Bollati Boringhieri.

Stern, D. ( 1990) Diary of a Baby. Basic Books

Stern, D. ( 2011) Le forme vitali- L’esperienza dinamica in psicologia, nell’arte, in psicoterapia e nello sviluppo. Milano: Raffaello Cortina Editore

Malloch, S. And Trevarthen, C ( 2009) Communicative Musicality- Exploring the basis of human companionship. Oxford University Press.

Papoušek, H., & Papoušek, M. (1987). Intuitive parenting: A dialectic counterpart to the infant’s integrative competence. In J. D. Osofsky (Ed.), Wiley series on personality processes. Handbook of infant development (p. 669–720). John Wiley & Sons.

Trevarthen, C (1999) Musicality and the intrinsic motive pulse: Evidence from human psychobiology and infant communication. Music Scientiae, Special Issue: Rhythm, musical narrative, and the origine of human communication, 155-215

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