Scienza

Come invecchia la nostra voce e il nostro canto?

Come invecchia la nostra voce e il nostro canto?

Esistono artisti la cui voce invecchia precocemente e altri che vedono poco modificato il loro rendimento tecnico-vocale a fronte, in molti casi, di un guadagno in espressività; pensiamo a Gino Paoli, Ornella Vanoni, Edoardo Vianello, Adriano Celentano, Nilla Pizzi, Mina, Mick Jagger, Barbara Streisand, Liza Minnelli, o, nel canto classico a Magda Olivero, Mirella Freni, Mariella Devia, ecc.

magda oliveroVedremo che il graduale declino della funzione performativa vocale non è necessariamente una parte inevitabile dell’invecchiamento, rendendo quindi necessario, analogamente a quanto avviene per le voci non professionali, individuare i cambiamenti legati al precipitare dei normali processi di invecchiamento per altre condizioni di patologia. In altre parole, esiste un invecchiamento fisiologico e uno patologico, cioè determinato da patologie.

L’invecchiamento fisiologico è il processo graduale di limitazione biologica delle normali funzioni che ha un impatto diretto sulla funzionalità degli organi e dei sistemi biologici di tutto il corpo.

Lo sviluppo di questo processo dipende da fattori genetici e ambientali e non si manifesta uniformemente nei vari organi. Esso è in relazione sia con l’età cronologica, misurata in anni, che con l’età psicologica, espressa dal nostro stato mentale ed emotivo

In particolare, anche l’età della laringe e della nostra voce dipendono dalle età cronologiche e psicologiche, secondo cinque criteri di invecchiamento: un criterio cumulativo, per cui gli effetti dell’età aumentano nel tempo; un criterio universale, che fa sì che tutti i membri di una specie mostrino i segni dell’età; un criterio progressivo, poichè l’invecchiamento consiste in una serie di cambiamenti graduali; un criterio intrinseco, nel senso che i cambiamenti si verificano anche in un ambiente sano; e infine un criterio di deterioramento, perchè tali modifiche compromettono le normali funzioni biologiche.

Uno dei sintomi più evidenti che stiamo fisiologicamente invecchiando è l’ipotrofia e l’atrofia dei tessuti dei quali è costituito il nostro corpo cioè la perdita della loro nutrizione attraverso l’impulso nervoso, l’ossigeno e l’apporto ematico. Questo processo di degenerazione tessutale provoca cambiamenti sostanziali sulla cellula (riducendone il numero o modificandola, come nella cheratinizzazione) e sui tessuti (cambiando la relazione tra i suoi componenti cellulari e riducendo in loro la presenza di sostanze quali, ad esempio, i sali minerali). La degenerazione tessutale è ovviamente influenzata dallo stile di via e dalla concomitanza di patologie sistemiche.

I cambiamenti specifici che avvengono a carico delle corde vocali coinvolgono la sua larghezza, per l’ipotrofia, la riduzione della sua elasticità, le modificazioni di ampiezza di escursione dell’onda mucosa, la durata di chiusura glottica durante il ciclo vibratorio. Con l’età si assiste alla comparsa di insufficienza glottica fusiforme, cioè la chiusura glottica non è completa, con arcuatura delle corde vocali per atrofia della mucosa o presenza di solchi, prominenza del processo vocale durante l’abduzione, tremore o instabilità nelle strutture laringee e, negli individui vocalmente ancora attivi, con interferenza delle strutture sopraglottiche durante la fonazione.

Esistono tra i due sessi differenti modalità di involuzione fisiologica a livello del piano glottico che sono alla base delle diversità nella sintomatologia percettiva vocale che caratterizza l’invecchiamento.

Nell’uomo prevalgono processi di impoverimento tessutale e  aspetti degenerativi. L’epitelio si assottiglia  e si fa più rigido, le ghiandole mucose si atrofizzano,  il legamento vocale perde elasticità e lo stesso muscolo tiroaritenoideo va incontro a forme di involuzione che possono giungere sino all’instaurarsi di un sulcus involutivo da atrofia legamentare e muscolare. Mediamente, tra i 60 e i 70 anni, la voce maschile subisce un decremento della frequenza fondamentale a causa di apposizione tessutale con iscurimento timbrico, cosa che può essere uno dei fattori ad indurre a modificare i ruoli e i brani di repertorio verso tessiture più centrali a volte con cambiamento di categoria vocale (vedi il tenore Placido Domingo che ora performa in repertorio da baritono), mentre, oltre i 75 anni, si assiste ad un cambiamento per il prevalere di fenomeni di atrofia e ulteriore aumento di rigidità. La perdita di tonicità degli elementi sospensori della laringe, comune anche alla voce femminile, causa una più ampia oscillazione della scatola laringea che si estrinseca percettivamente in una riduzione della frequenza di oscillazione del vibrato, sotto i 5 cicli al secondo, e un suo aumento di ampiezza, generando il noto fenomeno del ballamento di voce.

menopausa e voceNella donna sono invece prevalenti, dopo la menopausa, fenomeni di imbibizione dei tessuti con la comparsa di edema cronico della sottomucosa e aumento della massa e delle resistenze, con decremento della frequenza fondamentale media, aumento di portanza in ambito tonale medio-grave, con agibilità in toni gravi precedentemente poco utilizzabili. Per la corda vocale femminile, sopportare una massa che sta via via aumentando, determina una ingravescente ipotonia del sistema adduttorio. Senza considerare poi i danni che, in caso di ricorso alla fonochirurgia, si vanno a determinare sulla resa vocale togliendo l’edema superfluo: possibile rigidità del cover da un lato (quindi minor duttilità o pienezza in II ottava) e scompenso dell’ipotonia per riduzione di massa  (quindi impoverimento dell’attuale portanza vocale in prima ottava).

Alcuni studi hanno messo in evidenza che l’effetto funzionale del processo di invecchiamento può essere ridotto al minimo con il training canoro e con la riabilitazione vocale. Variare i volumi della nostra fonazione parlata, variare ampiamente la nostra prosodia, fare glissandi e cantare, per allungare le corde vocali e mantenere elastico il cover, possono invertire la tendenza di involuzione. In effetti, il fatto che l’ambito tonale medio-grave sia quello su cui normalmente si esplica il nostro speech, perchè ideale per l’intelligibilità del linguaggio, finisce però per limitare la funzione laringe e il suo potenziale di capacità.

Alcuni studi mettono in evidenza come nelle cantanti in attività non vi sembra essere decremento della stabilità vocale con l’età e la frequenza fondamentale media di cantanti professioniste anziane , tra i 65 e gli 85 anni, rispetto alle non-cantanti, è significativamente più alta. Le loro voci vengono percepite come anagraficamente più giovani, suggerendo così che il canto, in qualche misura, può preservare la voce dai cambiamenti involutivi, conservandone le caratteristiche.

Se in generale molti dei fenomeni di deterioramento della qualità vocale nei cantanti possono essere conseguenza di cattive condizioni laringee, respiratorie e della muscolatura addominale  che minano la sorgente vocale, risulta però che, in presenza di buona salute, i cantanti tendono a mostrare stabilità della frequenza fondamentale, delle dinamiche di intensità e della qualità vocale fino almeno alla settima decade di vita, e anche oltre. Dunque, in qualche misura, il canto protegge dal declino associato al fisiologico invecchiamento. E’ come se l’abilità del cantante a controllare finemente la forma del proprio vocal tract per ottenere specifici suoni potesse servire come meccanismo compensatorio in età senile e, attraverso il regolare esercizio canoro, ottenesse stabilità nella vibrazione cordale senza sforzo. Quello “sforzo della gola” che il tenore Angelo Loforese, che questo 27 marzo ha compiuto 100 anni,  ha sempre cercato di tenere lontano attribuendo a ciò la sua longevità, come raccontava in una intervista che mi ha concesso due anni fa a casa Verdi.

Se il canto, che rappresenta una forma di training muscolare, aiuta a mantenere forza e controllo sulla stabilità vocale, anche in presenza di cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento, il suo esercizio può dunque essere considerato un complemento o una alternativa a basso costo alla terapia vocale logopedica. E nel grande artista, sebbene con l’avanzare delle decadi la voce possa perdere in freschezza e duttilità, il fattore interpretativo spesso ne guadagna, per via dell’unico elemento che invece col tempo accresce la sua prestazionalità: l’intelligenza emotiva, quella serie di abilità, interpretativamente significative nel canto, che rivelano come ti mostri, come stabilisci collegamenti positivi, come usi le tue emozioni e come tolleri lo stress.


Leggi anche l’articolo: Manifesto della Foniatria Artistica

 

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