CulturaPrimo Piano

La figura del critico musicale partendo dalle origini

Quando nasce il critico musicale e vocale?

Il fenomeno della critica vocale, e con esso la figura del critico, ha origini recenti. L’organizzarsi dei discorsi sulla musica, che sono antichi quanto la civiltà, in un settore specifico, quello appunto che gravita attorno al giornalismo musicale e che si concreta in recensioni, segnalazioni, notizie sulle esecuzioni, e così via, ha inizio nel XVIII secolo, con la nascita di una stampa specializzata sulle cui pagine hanno scritto musicologi, musicisti, scrittori e giornalisti la cui attività è poi stata riconosciuta come critica. 

Il critico musicale e vocale delle origini è un musicista egli stesso, o un letterato: si situa dunque nel novero degli addetti ai lavori e degli intellettuali. 

critico musicale fur musikNel 1834 uscì “Neue Zeitschrift für Musik” (“Nuova rivista di musica”), attiva ancora oggi, che rimase per dieci anni a partire dalla sua fondazione sotto la direzione di Robert Schumann. Proprio questo grande musicista rappresenta l’esempio più completo del critico delle origini. Il suo stile, in equilibrio tra un’assoluta competenza musicale e una brillante capacità comunicativa, rimane esemplare ancor oggi.

Schumann fonda una critica musicale che si esplica all’insegna del romanticismo, tesa ad ampliare gli orizzonti della musica e della verità che essa può trasmettere, al cuore e alla mente. A questo fine, sceglie una prosa ricca di immagini e di metafore, di perifrasi, registri alti, ricorso a modi di dire e aforismi, collegando così in modo strettissimo la critica musicale alla letteratura. Inaugura, insomma, un linguaggio critico “creativo” che cerca di porsi in parallelo all’atto creativo stesso, con l’intento di rivelare l’essenza dell’opera e i motivi che hanno portato l’autore a esprimersi proprio in quel modo. 

Qual’è la differenza tra il critico musicale di un tempo e quello di oggi?

È importante notare una grande differenza fra la figura del critico musicale alle origini e quello di oggi. Essere un critico al tempo di Schumann significava infatti, più che esprimersi riguardo all’esecuzione di brani di repertorio, considerare le novità, e spesso scoprire e promuovere nuovi autori, del calibro di Chopin, Berlioz, Brahms, tra quelli che proprio Schumann con le sue critiche contribuì a “lanciare”. Il critico, insomma, si occupava in grande misura della musica nuova e dei musicisti emergenti, un compito che, almeno per quanto riguarda la musica classica, oggi non è più fra i principali. 

Inoltre, poiché non esisteva ancora il mercato discografico e l’attività del critico, anche se si esplicava su riviste specializzate, non era legata al giornalismo ma rimaneva espressione di critici che a loro volta erano artisti, la critica aveva un senso squisitamente culturale di analisi pura.

Il critico delle origini, raffinato intellettuale, molto spesso anch’egli un musicista, si trovava così a ricoprire la duplice e contraddittoria funzione di educatore e diffusore del gusto, ma anche di garante dell’elitarietà della musica.

Anche in Italia nell’Ottocento si diffondono le testate dedicate alla voce, in cui la critica ha una parte di rilievo. Anche su riviste di tipo miscellaneo apparvero molti articoli dedicati alla voce e alla musica, spesso organizzati in apposite rubriche. Tali pubblicazioni contribuirono in modo rilevante all’affermarsi di una nuova cultura musicale, indirizzando le modalità di fruizione della musica, svolgendo, insomma, quel ruolo pedagogico che, come si vedrà meglio in seguito, la critica contemporanea va perdendo. 

Quali sono stati gli esempi di stampa legata alla critica musicale?

critico gazzetta musicalePrima dell’unità d’Italia, nei diversi Stati troviamo vari esempi di stampa interessata alla critica musicale. Una pionieristica ‘Gazzetta Musicale’, che esce con pochi numeri a Napoli fra il 1838 e il 1839, e soprattutto la ‘Rivista Musicale di Firenze’ e la ‘Gazzetta musicale di Milano’, che escono all’inizio del decennio successivo, rappresentano il punto di arrivo di una rapida evoluzione che nei due decenni precedenti ha visto nascere testate in parte o del tutto dedicate alla cronaca musicale e teatrale, che escono in genere una o più volte alla settimana e che, nella maggior parte dei casi, rispondono al modello giornalistico tipico delle gazzette: poche pagine, testo organizzato in più colonne, nessuna immagine, molte notizie di vario peso e natura.

Ciò che emerge anche a una rapida osservazione è che il critico musicale e vocale italiano delle origini è tendenzialmente un letterato. In genere questo tipo di critico offre dei resoconti cronachistici impreziositi da osservazioni personali accompagnate da un bello stile, commenti arguti e sensibili, che esulano però un discorso di approfondimento riguardante per esempio le implicazioni storiche, biografiche, estetiche, teoriche e tecniche relative alle opere rappresentate e ai loro autori.

Per fare qualche esempio illustre, si possono citare il parmense Michele Leoni, poeta e drammaturgo, che lavorò come critico per il periodico letterario e scientifico fiorentino “Antologia”; Tommaso Locatelli che si occupò della critica sulla “Gazzetta di Venezia” e lo scrittore scapigliato Giuseppe Rovani che curò la cronaca musicale sulla “Gazzetta di Milano” e collaborò a “L’Italia musicale”.

Come esempio di un giornale miscellaneo che si avvalse, per la parte musicale, dell’apporto di validi letterati, citiamo il veneziano “Il Gondoliere, giornale di amena conversazione”, che uscì dal 1833 al 1848, attestandosi come “uno tra i più validi periodici veneziani, soprattutto per gli argomenti musicali e operistici trattati.

L’affermarsi della pratica della critica vocale va di pari passo, in Italia, con la popolarità della musica lirica e la costruzione di nuovi teatri atti a ospitarla, in molte città italiane, dalle maggiori alle più piccole. Non è un caso se i primi giornali specializzati, nati intorno alla metà del secolo, si dedicano soprattutto all’opera: tra questi, la “Gazzetta musicale di Milano”, edita da Ricordi, che iniziò le pubblicazioni nel 1842; “L’Italia Musicale: giornale dei teatri, di letteratura, belle arti e varietà”, altro periodico milanese (1847-1859); la “Gazzetta musicale di Napoli” (dal 1852); la “Gazzetta musicale di Firenze” (dal 1853); la fiorentina “L’Armonia: organo della riforma musicale in Italia: giornale di scienze, lettere, arti, teatri, concerti e varietà” (1856-1859).

Nella seconda metà dell’Ottocento ha inizio un processo di professionalizzazione della critica, che corrisponde a un maggiore sviluppo della stessa dovuto soprattutto al fattore già menzionato del grande successo dell’opera lirica. Si osservi per inciso, a questo proposito, che mentre negli altri paesi d’Europa, in seguito alla rivoluzione romantica, l’impegno compositivo si concentrava sull’intensificarsi dell’espressività e della libertà della musica strumentale, che incontrava anche il favore del pubblico, in Italia l’interesse musicale si concentrava tutto sul melodramma, non più ormai solo uno svago mondano fondato sul virtuosismo dei cantanti, ma opera in cui immedesimarsi e a cui partecipare intensamente, in un clima di crescenti passioni che toccava da vicino l’esperienza degli spettatori.

Su questa base, incentrata cioè sull’opera lirica, emergono diversi giornalisti musicali di valore la cui attività principale è precisamente la critica. Tra questi, Alessandro Biaggi, che fu anche compositore ma si dedicò soprattutto all’insegnamento della musica e alla collaborazione in qualità di critico vocale con diversi giornali, tra i quali “Gazzetta d’Italia”, “Gazzetta del popolo”, “Nuova Antologia”, “Gazzetta musicale di Milano”, “L’Indipendente”, “ La Nazione”. Biaggi portò avanti un approfondito discorso critico di rifiuto del modello wagneriano, si interrogò sullo stato della musica in Italia, e sottolineò la necessità di contestualizzare storicamente la musica.

Nella prima metà del Novecento la professione del critico si attesta e si consolida. Si tratta del periodo più fecondo per la critica italiana, ricca di grandi nomi tra i quali si annoverano Luigi Ronga, Guido Pannain, Andrea Della Corte, e molti altri. 

Per comprendere la serietà con cui la critica vocale era tenuta in considerazione in questo periodo, si legga la motivazione con cui il presidente della commissione del premio nazionale dell’Accademia nazionale dei Lincei per la critica dell’arte e della poesia, Vincenzo Arangio-Ruiz, propose Ronga per l’assegnazione del premio nel 1957, poi da questi vinto. Arangio-Ruiz affermava che aveva raggiunto risultati critici di prim’ordine, dimostrando una scaltrita consapevolezza metodologica a una conoscenza vastissima della sua materia.

Bibliografia e note:

  • Su Schumann critico, si veda Rattalino P., Introduzione a Schumann R., Gli scritti critici, Unicopli, Milano, 1991.
  • Capra M., Periodici e critica musicale tra Ottocento e Novecento: dal “Censore universale dei teatri” alla “Rassegna musicale”, in M. Capra, F. Nicolodi (a cura di), La critica musicale in Italia nella prima metà del Novecento, Marsilio, Venezia, Casa della Musica, Parma, 2011, p. 13
  • Sul punto si veda Rattalino P., Letterati e musica nell’Ottocento italiano, “Terzo Programma”, 1972. Si osservi che in Italia la tendenza a scrivere di musica da parte dei letterati permane anche nel Novecento: basti pensare a scrittori come Massimo Bontempelli e Alberto Savinio, e al poeta Eugenio Montale, che dal 1954 al 1967 lavorò come critico musicale del “Corriere d’Informazione”. 
  • Capra M., Periodici e critica musicale tra Ottocento e Novecento: dal “Censore universale dei teatri” alla “Rassegna musicale”, cit., p. 14. 
  • Sull’attività di critico musicale di Rovani, si veda Tordi, R., Il manto di Lindoro. Rovani e il teatro d’opera, Bulzoni, Roma, 1995
  • Si veda Capra M., La stampa ritrovata: duecento anni di periodici musicali, in A. Rigolli (a cura di), La divulgazione musicale in Italia oggi, EDT, Torino, 2005.
  • Fiaccadori C.., Per Aldo Noseda: il critico musicale, “Acme”, 1-2, 2013, pp.139-176: 142. 

Leggi anche l’articolo: Yalda Yazdani racconta il canto libero afghano al femminile

Giulia Cecchetto

Laureata in “Tecniche Artistiche e dello Spettacolo”, presentando la tesi su “Il critico musicale: ieri, oggi e domani”. Attualmente frequenta il master in “Giornalismo e Comunicazione” presso l’Università Telematica Pegaso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio