Il silenzio interiore: la voce dello Sciamano Indiano

Il canto dello sciamano

Nel precedente articolo parlando del canto dello sciamano, ho detto che la voce e il canto sono i protagonisti nella pratica dello sciamanesimo.

Tuttavia ho scoperto che lo sciamano indiano, ancor prima di utilizzare la voce, va alla ricerca del silenzio interiore.

Ma cos’è il silenzio interiore.

 

Secondo una definizione comune a diverse pratiche divinatorie, il silenzio interiore è quello “stato di alterato di coscienza”* dove il turbinio della mente si quieta.
Dove tutti i pensieri si fermano e si crea uno spazio incontaminato.

La condizione ottimale per avere la “chiara visione”. Una percezione extrasensoriale amplificata in cui affiorano vivide le immagini che l’Universo invia.

 

Play Video

Però, c’è un modo efficace per contattare il silenzio interiore?

Gli Indiani d’America – detti “nativi” – hanno sviluppato una tecnica particolare per contattare il silenzio interiore.

Condizione imprescindibile quando lo sciamano vuole connettersi con le forze cosmiche dell’universo e canalizzarne i messaggi.

Secondo la tradizione, uno stratagemma efficace per raggiungere il silenzio interiore è utilizzare il suono del tamburo.

La prima volta che ho letto questa frase mi sono chiesto: come può uno strumento come il tamburo condurre al silenzio interiore.

Nella cultura dello sciamanesimo indiano, il tamburo ha una funzione molto importante. La sua forma circolare rappresenta la connessione con l’universo e per questo è considerato uno strumento magico.

Suonare il tamburo con un battito monotono e continuativo rallenta l’attività celebrale.

I battiti dello strumento si allineano con il ritmo del respiro dello sciamano che rallenta, finché lui entra nello stato alterato di coscienza.
Uno stato catartico dove i due emisferi lavorano assieme, favorendo la “canalizzazione” delle informazioni.
In quella particolare condizione lo sciamano “vede” e contatta il suo animale totem: la rappresentazione simbolica di un vero e proprio animale che ha un valore mistico e soprannaturale.

L’animale totem è lo spirito guida che accompagna lo sciamano durante i “viaggi”.      
E concede allo sciamano di assumerne le sembianze, perché possa utilizzare le sue risorse a beneficio dell’umanità.

…Ogni essere umano è legato a 9 animali totem, che variano a seconda della personalità e delle caratteristiche dell’individuo.
Una curiosità: a detta degli antichi sciamani del Messico, tutto ciò che vive nell’universo è duplice. In altre parole, tutto ha un suo doppio gemello.
Anche l‘essere umano ha un “doppio eterico”. Un corpo energetico accanto al corpo fisico.

Diventare consapevoli dell’esistenza del proprio doppio e riavvicinarlo al corpo fisico crea un senso di infinito benessere.

È il benessere che abbiamo conosciuto quando siamo nati. Quando eravamo tutt’uno con il nostro doppio, che ricerchiamo incessantemente per tutta la vita.

Carlos Castaneda, scrittore e antropologo peruviano, addestrato dallo sciamano don Juan Matus, nel libro “Il potere del silenzio” scrive che: “vedere lo spirito è possibile solo nella profondità del silenzio. Laddove si può sentire ciò che lo spazio possiede, che va oltre ciò che la mente conscia può percepire”.

Infatti Castaneda vide che, durante il sogno notturno, le persone assumevano posizioni e movimenti particolari, tali da procurare uno stato di benessere visibile sui loro volti. Queste posizioni furono chiamate: “passi magici”.

Gli allievi di Castaneda constatarono – con un certo stupore – che lo stesso benessere si poteva ricreare nello stato di veglia, ripetendo le medesime posizioni.
E quando lui decise di diffondere i “passi magici”, per facilitarne l’assimilazione li trasformò in movimenti corporei cadenzati. Molto simili a passi di danza.
Così da percepire la propria forza energetica sul piano fisico e su quello sottile.

La pratica prese il nome di Tensegrity.

La Tensegrity è l'arte di adattarsi alla propria energia e all'energia degli altri.

Play Video

Per contribuire all’integrità della comunità che siamo. Come individui e come esseri coscienti. Nel pieno possesso delle nostre facoltà. Consapevoli che ognuno è una piccola tessera di quel grande puzzle che è l’Esistenza.
Anch’io, come voi, sono immerso nel mero quotidiano. Che a volte scorre sereno come una fonte una montana, altre volte richiede repentini cambi di rotta che tanto somigliano al labirinto di Cnosso.
Così l’abitudine di praticare il silenzio interiore è diventata un’esperienza quotidiana.

Là si entra in contatto con l’energia allo stato puro, perché non esiste lo spazio e il tempo ma solo l’infinito.

Uno spazio sacro nel quale ritrovare il contatto con se stessi.
Dove le angosce si dissolvono e il peso del viatico si alleggerisce.
E subito dopo, si osserva la realtà con quel calibrato distacco che fa la differenza.

4 Commenti

  1. Grazie Alessandro, le tue toccanti parole mi confortano, perché sono la testimonianza che c’è ancora chi sa apprezzare la finezza dell’ascolto, nonostante sia
    circondato dal cacofonico quotidiano.

  2. Articolo di senso per chi ricerca nel suo percorso il ristoro di una conferma: che siamo esseri in cammino che trovano frammenti di Bellezza comune che il silenzio, vibrazione d’amore, manifesta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio