Le impiraresse un mestiere e un canto al femminile

Storie, canti, fogli volanti raccontano il canto delle Impiraresse

impiraresse

Storie, canti, fogli volanti dell'associazione La conta  di Milano, è il nome di un coro composto da circa una trentina di donne e propone brani che affrontano generalmente tematiche legate all’universo femminile, all’orgoglio e al coraggio delle donne che, nonostante le difficoltà della vita, la fatica del lavoro e le ingiustizie subite quotidianamente, mantengono salda e viva la loro identità e la loro femminilità. 
L' obiettivo del gruppo è quello di diffondere un patrimonio culturale che rappresenta un'enorme ricchezza nel panorama musicale italiano (e non solo) e di valorizzare alcune delle principali interpreti e ricercatrici del canto popolare come per esempio Rosa Balistreri, Caterina Bueno, Luisa Ronchini, per citarne alcune. 
Uno dei canti più significativi e interessanti che il coro propone si intitola Le Impiraresse, dal dialetto veneto impirar, che significa infilzare.

Chi erano le Impiraresse

Le Impiraresse infilavano le perle di vetro per le Conterie, le fabbriche di vetro di Murano. Questa attività si svolgeva a domicilio, iniziava in tenera età e proseguiva per il resto della vita. Le donne erano sottoposte a turni molto faticosi per svolgere un lavoro sottopagato e poco o nulla riconosciuto ed erano controllate e spesso sfruttate dalle mistre, nome veneziano per indicare le maestre, ovvero piccole imprenditrici.
Testimone della difficile condizione delle Impiraresse era la sessola, il grosso cucchiaio di legno che serviva per togliere l'acqua dalle imbarcazioni, un utilissimo strumento di lavoro perché conteneva le perle che servivano per creare gioielli e oggetti decorativi. Ma le sessole, come dice il testo del canto, oltre alle perle raccoglievano le lacrime e il sudore delle donne e spesso, nel loro immaginario, si trasformavano in una sorta di “arma” con cui sognavano di disfare “el cocòn”, lo chignon delle mistre, acconciatura con cui le donne dell'epoca usavano raccogliere i capelli. 

La ribellione del 1904

Le Impiraresse scesero in piazza nel corso delle ribellioni del 1904. In quell’anno, le lavoratrici si riunirono in una delle prime leghe femminili, la lega delle Impiraresse e inscenarono scioperi al grido di “Abbasso le sessole, remengo i aghi!”
Ribellioni che naturalmente furono represse e ridicolizzate dalla stampa maschilista. Il canto è stato raccolto, direttamente dalla viva voce di un'anziana Impiraressa, da Luisa Ronchini bergamasca e veneta di adozione, nota per il suo importante ruolo nello studio e nella salvaguardia del patrimonio musicale popolare di quella regione.

Testo della canzone

Semo tute impiraresse

semo qua de vita piene

tuto fògo ne le vene

core sangue venessiàn. 

No xè gnente che ne tegna

quando furie diventèmo,

semo done che impiremo

e chi impira gà ragion.
 


Se lavora tuto il giorno

come macchine viventi

ma par far astussie e stenti

tra mille umiliasiòn
 


semo fìe che consuma

dela vita i più bei anni

per un pochi de schei

che no basta par magnar. 

Anca le sessole pol dirlo

quante lagrime che femo,

ogni perla che impiremo

xè na giossa de suòr.
 

Per noialtre poverette

altro no ne resta

che sbasàr sempre la testa

al siensio e a lavorar
. 


Se se tase i ne maltrata

e se stufe se lagnemo

come ladre se vedemo

a cassar drento in preson. 

Anca le mistra che vorave

tuto quanto magnar lore

co la sessola a' ste siore

su desfemoghe el cocòn!

A questo link puoi ascoltare la versione delle Impiraresse eseguita dalla Ronchini

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