VOCE OLISTICA

LA VOCE OLISTICA

a cura di Roberto Panzanelli

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Per Voce Olistica intendo l’insieme delle discipline, dei metodi e delle pratiche che utilizzano la Voce e il Canto ai fini della crescita personale.
Per comprendere cosa significhi crescita personale partiamo dall’elencare i fini per quali le pratiche non vengono proposte. Le pratiche vocali olistiche non vengono proposte ai fini tecnici, performativi o di repertorio. Questo viene sottolineato da molti conduttori. Questo non-fine in realtà è una porta d’ingresso per tutti coloro che si sono sentiti dire che sono stonati, che non vanno bene, che non hanno il talento del cantante. Questo non-fine crea i presupposti per un clima di reale non giudizio, di totale accoglienza.

Le pratiche olistiche vengono proposte al fine del vivere l’esperienza del fare voce insieme, del vibrare insieme. Per favorire il vibrare insieme molti operatori, me compreso, utilizzano all’inizio la voce non intonata, condendola con esercizi di respiro e di movimento. Intonare la voce sarebbe per qualcuno un’emozione troppo grande da gestire. Quando poi si passa al canto questo rimane semplice, spesso improvvisato, sempre per gli stessi motivi. Una parte dell’attenzione va dedicata al corpo, al respiro, al sentirsi mentre si vibra. Tutto questo favorisce appunto l’esperienza del vibrare insieme.

Andiamo avanti nella descrizione essenziale delle pratiche introducendo il concetto di presenza. E’ possibile muovere il corpo pensando ad altro, oppure è possibile che l’attenzione mentale vada nel corpo sollecitato. Muovere il corpo ed essere mentalmente in quell’azione genera effetti che sono consistenti a livello di stato di coscienza. Cambia lo stato di coscienza: dal turbinio mentale si va verso la quiete. Effetti che sono ancora più potenti se tutti i partecipanti fanno la stessa cosa: ossia tutti muovono il corpo allo stesso modo e tutti con l’attenzione sono lì, nel corpo. Questo è quanto accade nello Yoga, dove lo spazio è curato e le scaletta delle pratiche è curata affinché tutti possano partecipare all’esperienza comune dell’essere lì, tutti insieme, presenti nell’azione. Possiamo a questo punto introdurre ancora un altro concetto utilizzato nel mondo olistico che è quello di campo morfogenetico. L’insieme intenzionato crea un campo – un’entità immateriale – che va ad influire sull’insieme stesso, favorendo gli intenti.

Quindi, l’intensità della presenza è una conseguenza di un intento comune, di uno spazio curato e di un campo morfogenetico che agisce. Questo accade anche nelle pratiche olistiche vocali. La Voce Olistica nella cura dello spazio e nel favorire l’intento comune dosando le esperienze è simile alle pratiche di Yoga. Non è un caso che qualcuno comunemente per intendersi definisca le pratiche vocali olistiche come Yoga fatto con la voce, oppure che esista lo Yoga del Suono (o Nada Yoga).

Possiamo quindi riassumere Voce Olistica come “utilizzo della voce e del canto per coltivare l’intensità della presenza”. La presenza che porta a dare maggiore valore anche al silenzio. E’ molto importante sottolineare questo. Essere presenti alla voce e al suono fa apprezzare di più il silenzio. L’atteggiamento del silenzio mentale è alla base delle pratiche meditative.

Andiamo ancora avanti nella descrizione fenomenologica delle pratiche. Se l’intensità della presenza è coltivata anche nella relazione, se facciamo voce insieme, guardandoci, interagendo, se vibriamo insieme nel non giudizio, quindi nell’apertura, avviene un altro fenomeno, che è quello dell’arricchimento sul piano umano. L’esperienza del vibrare insieme non finisce lì. Ci portiamo a casa una sorta di vibrazione che ancora c’è dentro, che ancora agisce, non è solo un ricordo. Ci sentiamo in un flusso vitale ravvivato. Ci sentiamo più ricchi.

Il fenomeno dell’arricchimento umano che si verifica nelle pratiche vocali olistiche fa avvicinare la voce al Tantra, dove per Tantra – traducibile come strumento per espandere (dalle due radici sanscrite tan e tra)- si intende una filosofia che raccoglie indicazioni ed esperienze in merito all’espansione della coscienza. Tantra come allenamento alla vibrazione insieme, affinamento del sentire, espansione del cuore in quanto organo del sentire. C’è un equivoco comune sul significato di Tantra. Equivoco che nasce dall’identificazione del Tantra con le pratiche sessuali. Non è così. La valorizzazione dell’intimità sessuale c’è nella filosofia del Tantra, ma come conseguenza di una sensibilità raffinata e di una coscienza che porta a scegliere quando entrare in intimità e con chi. Inoltre, la sensibilizzazione del sentire porta ad approfondire l’esperienza dell’intimità con uno stesso partner. Questo va detto in particolare a chi assimila il Tantra all’essere libertini.

Quindi siamo arrivati a comprendere l’espressione “utilizzo della voce e del canto per vibrare insieme, per coltivare la presenza e per far si che l’esperienza diventi un’espansione della coscienza, un arricchimento sul piano umano”.

Questo s’intende per crescita personale quando si parla dello scopo relazionato alle pratiche vocali olistiche.

In questo primo articolo ho introdotto concetti come presenza, stato di coscienza, campo morfegenetico. Ho parlato di Yoga, di Tantra. Ne ho parlato perché reputo tali concetti alla base delle pratiche olistiche vocali e tali discipline come strettamente affini (potremmo parlare di Yoga con la voce, e lo abbiamo fatto, ma anche di Tantra con la voce).

Al prossima articolo
Roberto Panzanelli

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