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La tesi: una voce, un microfono

Francesco Passarelli scritto da Francesco Passarelli
22/07/2025
Reading Time: 5 mins read
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Il microfono questo strumento sconosciuto

Dopo aver parlato dell’importanza di avere una “sala di ripresa ben isolata e assorbente, ma non troppo” affrontiamo il primo elemento della nostra catena audio.
La conoscenza e l’esperienza hanno avvalorato nel tempo la tesi “una voce, un microfono”, come confermato dalla sessione di qualche anno fa con Roberto Brilli , ex Ratti della Sabina [foto qui a lato]. Partiamo da un’esperienza illuminante: a metà degli anni ‘80 venne nel mio studio un gruppo rock molto bravo con un cantante eccellente. Al mio solito prima di registrare la voce l’ho fatto scaldare mentre facevo il test dei microfoni per capire quale fosse più vicino alle sue corde.
microfono audio technicaLa dotazione del mio studio era inferiore a quella attuale e avevo a disposizione una ventina di microfoni di qualità, ma lui non trovò nessun microfono che lo soddisfacesse!
Disperato gli diedi il mio ultimo microfono: quello di talkback (usato per comunicare dalla regia alla sala di ripresa) un Audio Technica dinamico da 30.000 lirette.
Il cantante impazzì: «Questo è il mio microfono!».
Sbalordito chiesi conferma agli altri del gruppo dicendo che era il microfono di minore qualità di tutto lo studio ma mi risposero che se andava bene a lui andava bene anche a loro… in 4h registrammo 6 tracce di ottima qualità. Purtroppo non c’è traccia di quei brani perché le tensioni fra i componenti del gruppo portarono alla rottura prima dei missaggi.

Ora un minimo sindacale di teoria, senza entrare nei dettagli, indispensabile per comprendere i termini tecnici.
Il funzionamento di tutti i microfoni è causato dal movimento di una membrana provocato da una sorgente sonora che è convertito in segnale elettrico.
Secondo il principio di funzionamento dividiamo i microfoni in tre grandi categorie: dinamici, condensatori e nastro.
I microfoni dinamici sono decisamente i più robusti (pertanto preferiti dal vivo) ma i loro limiti sono la risposta in frequenza non molto lineare, il basso rapporto segnale/rumore e la scarsa sensibilità (ossia ci dobbiamo avvicinare molto per riprendere i sussurri). Hanno valori decisamente migliori i condensatori che usano un’elettronica attiva (generalmente alimentata da phantom 48V*) per “eccitare” le lamine, a scapito di una minore robustezza.
I microfoni a nastro sono tornati in auge da pochi anni per la loro caratteristica risposta in frequenza che “smussa gradevolmente” le frequenze superiori dando in studio (non sono indicati per il concerto perché sono molto delicati e, generalmente, con polarità “8”) un suono più caldo rispetto ai condensatori, caratteristica del diaframma in alluminio salvo l’uso di nanofilm nei modelli più recenti.
L’alimentazione phantom 48V è indispensabile per i microfoni a condensatore ma serve anche ad alcuni microfoni dinamici e a nastro con circuiti attivi.
NB: la phantom 48V non danneggia i microfoni dinamici bilanciati né quelli a nastro più recenti… ma fate sempre riferimento al manuale, anche perché ad alcuni modelli servono tensioni diverse dalla 48V.
Ulteriore termine importante per capire come funziona un microfono è la polarità, ossia la direzione verso la sorgente; la seguente tabella mostra i grafici semplificati teorici delle polarità più usate per la voce e le risposte reali rispetto all’angolazione specifiche di due microfoni (AKG 414 – Lewitt 441Flex).

schema microfono 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

schema microfono 3

schema microfono 4

schema microfono 5

microfono schema 6

I grafici della risposta angolata (quelli tondi e meno intuitivi visivamente) ci danno un’indicazione molto importante: la sorgente, in questo caso la nostra bocca, deve essere indirizzata verso il microfono, altrimenti già con 30° (nel nostro caso pochi mm!) ci sarà una risposta meno lineare.
Un’altra caratteristica importante è il cosiddetto effetto di prossimità, [foto qui di lato] ossia l’incremento di frequenze basse avvicinando il microfono alla sorgente… nel nostro caso la voce. Vediamo spesso tale effetto utilizzato ad arte da cantanti di diversi generi, dal beatbox al jazz. Un modo per evitarlo in studio è usare il filtro anti-pop, spesso basta angolare di pochi gradi (per non incappare nelle criticità della tabella!) il microfono rispetto alla voce.
Un dato che i costruttori di microfoni non forniscono è il focale che varia da microfono a microfono, un po’ come accadeva per gli obiettivi delle macchinette fotografiche. Avrete notato tutti che il diffusissimo cardioide Shure SM58 non ha una buona ripresa se posto a 50cm dalla voce, mentre il cardioide Schoeps MK4 “resta a fuoco” fino a 1 metro… salvo interferenze da altre sorgenti sonore.
A questo punto la vostra domanda sarà: «ma quale microfono consigliate?»
Come scritto precedentemente non esiste il MICROFONO ASSOLUTO, ma quello migliore per la TUA VOCE.
In studio come prassi noi iniziamo da scelte originali ma confortate dalle reazioni positive di molti cantanti [foto qui a lato] come lo Schoeps MK2S omnidirezionale (avrete sicuramente visto il modello cardioide MK4 per i 3 Tenors) e l’SE Electronics RNR1 con polarità “8” (sigla complessa per dire che era stato progettato da Rupert Neve, uno dei guru dell’elettronica da studio) e integriamo con altri 4/5 microfoni dopo aver sentito le prime 2 take.
Come potete fare voi? La soluzione migliore è quella di fare i test nel vostro locale, per capire il comportamento della vostra voce anche in funzione dell’ambiente. Per fare i test da voi con più microfoni potete fare un accordo con il vostro negoziante di fiducia (buy local!) oppure farveli prestare o noleggiare da amici, da uno studio o da un service.
Se nessuna di queste soluzioni è fattibile per voi, vi consiglio di fare le prove in uno studio ben fornito… particolarmente se volete fare un acquisto importante.

Terminiamo con un appunto: la procedura ottimale di utilizzazione. Con tutti i dispositivi spenti, sistemiamo l’asta, la clip/sospensione elastica, il microfono e infine l’anti-pop. Poi colleghiamo il cavo del microfono e della cuffia alla scheda audio, che a sua volta è collegata al computer. Controlliamo che tutti i volumi siano al minimo e accendiamo (se necessario anche la 48V) …per alzare i volumi c’è sempre tempo, ma un fischio o un botto alle orecchie farà male subito, ci rovinerà la sessione e avrà ripercussioni nel tempo.
PS: A luglio faremo una esauriente sessione con molti microfoni e molte voci diverse per la quale abbiamo un paio di posti liberi.

Ma considerate che non saranno sessioni con la vostra voce, quindi resta sempre valida la raccomandazione di fare un test in uno studio professionale e fidarsi poco dei video che imperversano, a prescindere da chi li ha fatti… anche perché spesso dopo la ripresa ci sono forti trattamenti della voce (da noise gate + EQ + compressori della vecchia scuola anaologica, ai sistemi di transient shaper, compressori multi-banda, correttori di intonazione, ecc dei più recenti plugin) con modifiche importanti e difficili da comprendere durante un “semplice” ascolto.

 

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