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Un canto libero per vivere le nostre emozioni

Roberta Rigotto scritto da Roberta Rigotto
23/07/2025
Reading Time: 6 mins read
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INDICE ARTICOLO

  • Il canto libero ci invita a lasciarci andare, a liberare la nostra voce interiore e a vivere appieno ogni istante con gioia e passione.
  • Non dobbiamo temere il canto libero, ma abbracciarlo come una sfida che ci spinge a superare i nostri confini e a crescere come individui.
  • Non dobbiamo temere il canto libero, ma abbracciarlo come una sfida che ci spinge a superare i nostri confini e a crescere come individui.
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Il canto libero ci invita a lasciarci andare, a liberare la nostra voce interiore e a vivere appieno ogni istante con gioia e passione.

Cos’è il cantare se non dar voce alla propria anima. Per qualsiasi persona che si dedichi a questa pratica a livello professionale o semplicemente per se stessa, il canto è dare voce a ciò che non si riesce a descrivere con le parole. In una società che spesso forzatamente ti impone di riscriverti, di rinnovarti e di aggredire, l’azione del canto è un atto di autodeterminazione. 

Anche quando si canticchia mentre si sta facendo altro ci si autodetermina: inconsciamente il corpo vibra della vibrazione più pulita, il proprio suono, un vero e proprio massaggio cellulare. E il bello è che accade a tutti! Anche a quelle persone a cui “non piace” la musica o “non piace” cantare e non importa cosa si stia cantando, ma proprio in quel momento avviene la magia!

E perché a qualcuno non piace cantare? Perché inevitabilmente l’atto del canto mette in connessione la parte profonda e i condizionamenti legati a essa. 

Da una parte c’è quel meraviglioso macigno che si chiama il Bel Canto, patrimonio dell’Unesco, eredità genetica di ogni italiano, dall’altra la nostra relazione con esso, data dall’idea di brutta voce e di bella voce, di stonatura e di intonazione ovvero il fantasma della stecca, in altre parole: il giudizio degli altri, che poi siamo noi.

In sostanza una sorta di successione di Fibonacci che anziché mostrare la sezione aurea della nostra voce, dà risalto a un frattale di pensieri limitanti.

Il Bel Canto prevede e si riferisce a un tipo di vocalità e di studi connessi, atti a migliorarne le prestazioni, ma non alla bellezza o alla bruttezza della voce in sé, poiché ogni voce è bella, ogni voce può cantare, ogni voce è l’espressione più autentica del sé, sempre.

Il punto è riuscire a gestire un certo tipo di emozioni che si manifestano nell’atto del canto.

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Non dobbiamo temere il canto libero, ma abbracciarlo come una sfida che ci spinge a superare i nostri confini e a crescere come individui.

 

canto libero senza pauraQuindi forse è più indicato parlare di Canto ed Emotività anche per i professionisti, quelli che hanno capito che per loro cantare e fare musica è pratica per vivere.

Quando un’emozione intralcia anziché favorire; quante volte ci si sente dire di avere talento ma di essere troppo sensibili. Talmente tante volte che si finisce per crederci. 

E’ come se fosse uno script che si innesca ogniqualvolta ci si avvicina a uno scatto di crescita personale: “Hai talento ma…”

Allora un articolo per condividere la mia esperienza e per chi come me si ritrova ad affrontare il solito circolo di azioni/reazioni di fronte a un cambiamento che comporta un non godimento pieno della propria vocalità.

Per lunghissimo tempo e talvolta ancora oggi, il mio canto, ovvero la mia passione e la mia vocazione, è stato intralciato da una componente emotiva molto forte e ostacolante. 

Più o meno consapevolmente mi sono ritrovata a seguire vari corsi di Mindfulness, di PNL, con brevi incursioni nello Yoga che mi hanno portata da un lato a conoscere meglio questa componente e a definirla script appunto, sceneggiatura, e dall’altro a comprenderne la provenienza e a come fare per gestirla.

Sì, gestione dell’emotività poiché non va via, la si riesce a controllare o meglio a convogliare, ma è una parte della personalità che, per esperienze o per nascita, possiede una componente d’intelligenza emotiva e di empatia molto elevata e travolgente, tanto da rimanerne ingarbugliati. 

Non dobbiamo temere il canto libero, ma abbracciarlo come una sfida che ci spinge a superare i nostri confini e a crescere come individui.

Si può trasformare lo script. Come? Accogliendo tutte quelle che sono le paure d’insuccesso legate a esso e portandole nel canto e nella vocalizzazione libera. 

La vocalizzazione libera: risvegliarsi a un canto, semplicemente intonare il primo suono che emettiamo con il respiro e seguirne il flusso. É incredibile la quantità d’idee melodiche che possono scaturire da questa pratica. Io la chiamo canto libero e si può eseguire anche in coro. Allora anche chi canticchia si ritrova a farlo senza giudizio o paura di aver una brutta voce e, senza saperlo, sta praticando su di sé il canto libero e il massaggio cellulare.

canto libero per lasciarsi andareMolti anni fa collaboravo con un coro di Vicenza. Nel febbraio ’92, mi sarei diplomata in canto lirico di lì a poco, fummo contattati per eseguire in prima italiana il Sacred Concert di Duke Ellington, per soli, coro e jazz orchestra diretto dal figlio Mercer Ellington. Fu un’esperienza grande, indimenticabile.

Poco prima che cominciasse il concerto, mi venne proposto di cantare un brano in solo, con un open improvvisato. Io, giovanissima, mi ritrovai davanti alla chiesa gremita, le telecamere della Rai e soprattutto davanti a quei fantastici musicisti e cantanti a intonare il mio brano con le gambe che mi tremavano.

Chiusi gli occhi e lo intonai. Mi lasciai andare alla vocalizzazione libera, portando le mie paure nel mio canto. Ancora ricordo quel momento come il LA per la mia futura vita di cantante che mi fece scegliere di specializzarmi nella musica improvvisata e nel Jazz.

Davanti a musicisti e cantanti di fama mondiale non potevo scendere da quel palco e farmi travolgere dalle paure dell’insuccesso ma le portai con me, le feci cantare con me e il risultato fu di totale fusione di quel momento con la musica; ricordo solo quello e i complimenti di Mercer. 

Dopo molti concerti, molti anni di docenza in seminari e in scuole di musica, ancora l’emotività mi è preziosa compagna e l’esperienza della trasformazione dello script mi permette di avere un’attenzione maggiore e una particolare cura per i miei allievi.

Un altro mezzo per attutire gli aspetti inibitori dell’emotività è il coro. Cantare in un coro è tra le esperienze più gratificanti che un essere umano possa portarsi a fare. Il coro è lo strumento vivo per eccellenza, composto da voci che si ritrovano a cantare le loro linee melodiche intrecciandole. Il coro è la possibilità per il musicista di viversi fisicamente l’armonia.

Non vi è un altro modo. L’armonia si studia e si impara, si sperimenta attraverso lo strumento e l’improvvisazione, ma vivere l’effetto del multi-suono fisicamente, interamente dentro di sé facendone parte, è solo attraverso l’esperienza corale.

Sono stati scritti molti trattati anche di neuroscienze sui benefici del cantare insieme ma non possono descrivere completamente quel senso di unione che si prova nel donare la propria voce all’insieme cibernetico di parti che è il coro ed è un’esperienza da condividere e da suggerire a tutti. Nel coro si impara, si dona la propria voce e si riceve quella dell’insieme, dà ebbrezza, gioia e pace.

Canto ed emozioni quindi sono indissolubilmente legati: come nel Tao lo Yin e lo Yang si fondono e si compenetrano creando un Tutto, così la voce è la manifestazione delle emozioni, una “Via” da cui tutto ha origine. E’ fondamentale quindi contemplare l’aspetto emotivo dell’atto del canto e trasformare gli script che possono ostacolare la nostra libera espressione. Il canto libero e l’esperienza corale diventano così potenti strumenti per superare le nostre paure e per godere appieno della bellezza e dell’autenticità della nostra voce.


Leggi anche l’articolo: Il potere del respiro nel canto

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