Scoprire la voce e il canto grazie alla logopedia

VOCECaro Diario,
è da molto tempo che vorrei scriverti ma il tempo dell’ascolto non termina mai…perciò in questi anni di incontro con voci e persone che si sono affidate a me, non ho mai annotato nulla !
…come si può descrivere la potenza e l’empatia dei legami che si instaurano durante la presa in carico logopedica?


Con quali parole?

L’ho sempre trovato riduttivo e non sufficientemente efficace per esprimere ciò che realmente avviene all’interno del setting di questo affascinante lavoro: perché, se è vero che la scienza ci porta alla conoscenza, solo l’esperienza consapevole ci porta alla saggezza, e alla comprensione e, non ultima, all’interpretazione.


Come si fa, caro Diario, a descrivere questo “tutto”?  

Davvero si crede che si possa vantare un copyright sulle dinamiche metodologiche della voce e del canto?


Siamo davvero così tanto presuntuosi e così poco generosi da pensare di sapere tutto, o meglio, di supporre che quello che  “appreso dai libri” sia solo nostro?…..

 Chi come me ama la voce e il canto, non si limita a riportare metodi, ma piuttosto ne condivide l’esperienza, quell’esperienza che passa innanzi  tutto dal nostro vissuto vocale, emozionale e, solo molto tempo dopo, tecnico.

Solo ora dopo 25 anni ( wowwww!!! nozze d’argento con la mia professione) mi ritrovo qui a ragionare sul perché di questa mia passione per la  voce e, ancor prima di tutto, sul perché delle mie scelte attraverso il ricordo di me bambina.

Per comprendere ciò che si è l’origine delle nostre scelte lavorative , le nostre passioni, dovremmo imparare a suddividere la nostra vita in in tappe, o meglio, in fasi. Nel mio caso la crescita personale e professionale ha seguito il sentiero che ha avuto un’ unica meta  : scoprire la Voce, questa sconosciuta ! come  in un lungo viaggio.…quanti luoghi ancora da scoprire e da  visitare !!!

Vorrei provare a  descrivere le tappe del il mio lavoro con alcune frasi celebri : la prima  “Fase Inconsapevole”

Tutti gli adulti sono stati bambini ma solo pochi se ne ricordano ….

( da “ll Piccolo Principe” di Saint -Exupéry)

Il canto libero , emissione di  incondizionata verità risonante mi ha sempre caratterizzata fin da piccola.

Io, privilegiata nel vivere in una città di mare come Napoli, già all’età di 6 anni mi divertivo follemente a cantare contro vento sull’estrema prua della barca ed ero felice !!!!! ….come Plutarco che si allenava per le sue molteplici attività, superando il fragore delle onde con la voce.

La cosa più bizzarra è che  a quell’età io non sapevo neanche chi fosse Plutarco e quella più eccitante era  che non ero cosciente, consapevole di quel che facessi….mi divertivo inventando melodie incurante di quello che usciva fuori dalla mia esile fisicità, tanto nessuno poteva sentirmi…e, forte di questo, davo forza e forma al “MIO” canto libero, che più libero non si poteva.

In quel periodo i miei genitori si separarono e così il canto divenne per me un momento in cui rifugiarmi e urlavo al vento il mio dolore, le mie delusioni, le mie fiducie tradite, la mia rabbia…

E questo ricordo lo serbo stretto tuttora nel mio lavoro quando prendo in carico i bimbi disfonici, e mi aiuta a capire le loro sofferenze vocali, la loro “ disfunzione comunicativa”, la loro “disfonia disemotiva”.

La fiducia che mi regalano nel farsi “curare”  diventa una  possibilità per poter in un certo senso curare anche me stessa :   diveniamo così  complici in una rinascita!

E, quando poi i miei genitori decisero di indirizzarmi prima a uno strumento, la chitarra, e successivamente canto mi resi conto che  la Voce va educata e la musica va studiata.

Ho avuto due maestri di canto al cui ricordo sono ancora tanto legata. All’epoca, l’insegnante di canto per eccellenza era un maestro di canto lirico e, seguendo questa metodologia, ho imparato davvero molte cose importanti, prima fra tutte la disciplina. Solo dopo alcun anni trovai un maestro di canto “moderno”  più vicino al genere che volevo cantare, che mi ha seguito per anni, fino al mio ingresso all’Università e quindi poi al corso di tecnico di foniatria – diploma ai fini speciali (così si chiamava l’attuale laurea in logopedia)

Sì, mi stavo avviando decisamente verso qualcosa di speciale …anzi “specialissimo”  : ridare la voce alle persone!!!!!

Qui ha inizio la II fase CONSAPEVOLEZZA CORPOREA e la seconda frase celebre che l’ha caratterizzata:

La Voce non è qualcosa che abbiamo , ma qualcosa che facciamo
(Franco Fussi)

Siamo tutti concordi che la voce è il risultato del funzionamento di sistemi collegati fra di loro. L’approfondimento della logopedia è molto severo a tal riguardo. 

Un logopedista deve conoscere perfettamente l’apparato respiratorio, masticatorio, deglutitorio e inoltre deve essere un esperto quasi ossessivo delle inserzioni dei muscoli e dei legamenti che mettono in  funzione ..in vibrazione il piano cordale, della funzione della lingua, del ruolo dei risuonatori etc etc etc….

Solo così si diventa  perfetti  conoscitori della fisiologia, della patologia, del sistema posturale  e delle sue correlazioni sull’emissione vocale : tutti noi, per esempio,  sappiamo per esperienza che un corpo teso genera una voce tesa… etc etc …

Il tirocinio professionalizzante prima e la pratica clinica dopo ci abiliteranno alla professione in maniera impeccabile. Ma continueremo a formarci, a frequentare corsi di aggiornamento, master universitari…avremo forse anche la fortuna di diventare docenti…ed è qui che dovremmo porci una domanda che io personalmente mi  sono posta : Conosciamo davvero tutto ?

Ed è proprio questa curiosità che dà inizio alla III fase : Fase Ideativa, con questa frase :

 Tu ragioni con gli occhi per questo sei difficile da ingannare
( cit. Karate Kid 3)

Per Socrate, educare significa innanzitutto a “ conoscere se stessi”.

Il maestro non si riferisce però all’individualità chiusa ed egoista, bensì al contrario di quella cura di sé che si pratica attraverso un lento e progressivo cammino di ascesi verso l’universale che è preesistente in ogni singolo uomo.

 Per gli educatori, il percorso comincia con il riconoscimento dei limiti di ciò che è possibile e di ciò che è realizzabile. Questo momento è caratterizzato dall’incontro con la “voce impossibile da recuperare”… momento di grande frustrazione per un terapista appassionato e colto.

Allora si fa largo la fase ideativa, dove attraverso la propria esperienza e soprattutto alla capacità di ASCOLTARE (per ascolto non intendo l’ascolto psicologico), ma la capacità di tradurre attraverso un orecchio attento , i suoni sporchi in sensazioni tattili… toccare la voce e rimodellarla : io credo che nella pratica logopedica attuale e nel piano di studi si dia poca importanza alle capacità dell’orecchio di discriminare, riconoscere e identificare i suoni.

Questa capacità mi ha aiutata tantissimo a trasformare i suoni non eufonici in suoni eufonici. C’è un momento, forse un millesimo di secondo a volte, in cui  la voce che stiamo trattando, durante un vocalizzo, diviene pulita…e bisogna saper cogliere quell’attimo! Quell’attimo è fondamentale per trasformare in gioia un momento di  insuccesso terapeutico.

Io credo che l’orecchio sia il “Cervello” della voce, soprattutto nei cantanti!!!!
Fase IV Consapevolezza Personale :

L’ambizione senza conoscenza è come un battello sulla terraferma
(Anonimo)

In questa fase racchiudo tutto il mio dissenso e dolore per quelle persone che operano indisturbate nel nostro ambito. E non solo. A queste persone io chiedo : amate veramente quello che fate?

E allora, se è sì, perché non vi sacrificate con studi riconosciuti per essere abilitati a dire e fare quello che già fate e dite senza una base legittima?

La risposta è no!!! Perché amate solo voi stessi e la vostra vanità , e non le persone che prendete in carico …e che si affidano a voi.

Non potevo non passare attraverso questa fase polemica, perchè io sono questa !

La mia onestà intellettuale, il mio rigore, la mia moralità, hanno fatto di me quella che sono oggi : un’amante della verità.

 Perché la voce è soprattutto questo, è verità e dobbiamo meritarcela!

Finisco questa pagina del mio diario con un MIA citazione che credo racchiuda il mio modo di lavorare e la mia passione, quella gioia che pervade la mia professione:
Frase Conclusiva:

La logopedia insegna a non cercare dove c’è più luce…..ma a osservare lì dove nessuno andrebbe a guardare…
…operando nell’interesse dell’artista.
Marina Tripodi)

Grazie Albert per avermi portato a una ulteriore  riflessione di ciò che sono!

10 Commenti

  1. Molto esaustiva sulle dinamiche che accompagnano il logopedista ad affrontare il dis- -gia -ite cercando anche là dove nessuno guarda! Complimenti Marina Tripodi

    1. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura del mio articolo , non è stato facile per me mettermi a nudo ….grazie per aver compreso l’essenza del mio lavoro.

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