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Logopedia, la lingua e il canto: incontri ravvicinati

Vanna Rosellini scritto da Vanna Rosellini
22/07/2025
Reading Time: 3 mins read
0
62_la lingua nel canto
727
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4k
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INDICE ARTICOLO

  • L’incontro tra logopedista e paziente…
  • Osservare con grande attenzione ci permette di costruire la giusta strategia logopedica
  • Quanto è importante ascoltare la nostra lingua?
  • Quanto una lingua a riposo e non fare potrebbe consegnarci utili informazioni?
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Aspetto un nuovo paziente, impaziente di parlarmi della sua faticabilità vocale.
Entra un ragazzo sorridente e mentre guardo i suoi bei denti “serrati” mi domando come sarà la sua voce e immagino come deve essere stretto lo spazio in cui la sua lingua può muoversi; somiglia molto ad un ragazzo ventenne che ho seguito un anno fa, inviato dall’osteopata che lo seguiva per problemi posturali, con indicazione di lavorare con esercizi specifici sulla lingua.

L’incontro tra logopedista e paziente…

Il ragazzo che entra, Marco, è un giovane tenore di 27 anni che mi racconta di avere difficoltà a mantenere la posizione del suono e di affaticarsi a trovare spazio negli acuti nonostante si “sforzi di aprire”.

Lo osservo mentre si racconta: la mobilità dell’ATM è scarsa, negli attacchi c’è un lieve spostamento in avanti del capo con deviazione della mandibola, l’articolazione è scarsa e le dentali sono poco chiare.
Marco riferisce anche di avere quasi costantemente dolenza nella zona cervicale.
Condivido con lui le informazioni derivanti dalla valutazione logopedica e programmiamo alcuni incontri per osservare insieme le informazioni che il suo corpo e la sua voce ci daranno.

Osservare con grande attenzione ci permette di costruire la giusta strategia logopedica

La “presenza” della lingua e oserei dire la “prepotenza” della lingua nella fonazione e non solo, è divenuta sempre più palese nelle persone che ho incontrato e incontro nel mio studio e sempre più ho osservato come questa affascinante parte del nostro corpo sia strumento di benessere o di fatica, di stabilità e di incertezza.
Nonostante sia noto a chi usa la voce per professione come la lingua sia una delle parti più importanti del tratto vocale, questa viene spesso considerata uno “strumento da gestire” per il raggiungimento di uno scopo senza tener conto delle informazioni propriocettive che ci fornisce sia a livello distrettuale che generale.
Così, mi sono interessata sempre di più a questo muscolo, ricco di muscoli, che incontro quotidianamente nel mio lavoro.
Mi è sembrato sempre più chiaro come allenare la capacità di “ascolto” delle informazioni derivanti dalla postura linguale sia durante la fonazione che il silenzio, la sua motricità ed elasticità, la presenza di movimenti involontari o la rigidità, renda più veloce e stabile un recupero della buona gestione della voce diminuendo la fatica fonatoria sia nel parlato che nel canto e migliori la consapevolezza posturale influenzando organi e apparati lontani da lei grazie ai raccordi fra mandibola e cranio e cintura scapolo-omerale e pelvica.

Quanto è importante ascoltare la nostra lingua?

Tenendo presente che una singola azione all’interno di una attività dinamica è in grado di alterare l’intero meccanismo, ho quindi iniziato a condividere con i miei pazienti un percorso di ascolto e successivamente di esercizi sulla lingua anche in quelle situazioni in cui non ci fosse un’indicazione o una richiesta diretta ma solo un insieme di segni e sintomi che chiaramente riportavano ad un disequilibrio fonatorio.

Ho tenuto presente che la lingua ha continuità con tutto ciò che la circonda e fa parte delle catene viscerale, di flessione e crociate anteriori e gioca un ruolo essenziale oltre che nella deglutizione, nell’articolazione, nella respirazione e nella fonazione; è in continuità tissutale con la faringe e ha relazioni con la mandibola, il mascellare, l’osso ioide, il temporale.
Ho trovato lingue ipotoniche in postura bassa che favorivano la destabilizzazione e lingue innalzate posteriormente a chiudere la cavità retrorale con cattiva gestione delle risonanze e innalzamento del piano glottico, deglutizioni atipiche non considerate che con il mantenimento della lingua sul pavimento rendevano difficile una corretta articolazione e mettevano in atto numerosi compensi posturali.

Seguendo l’ipotesi della matrice funzionale ho lavorato sulla funzione per modificare l’organo, verificando a volte con meraviglia, quanto il nostro corpo sia plastico e desideroso di benessere ed equilibrio.

Quanto una lingua a riposo e non fare potrebbe consegnarci utili informazioni?

La difficoltà maggiore è stata quella di arrivare a condividere l’idea che anche dalla posizione di lingua a riposo e dal non fare, si possano avere moltissime informazioni e che per la lingua valgono le stesse necessità che valgono per gli altri muscoli, cioè che riposo e lavoro debbano trovare un equilibrio.

Dopo aver dato spazio alla conoscenza e consapevolezza di una parte così importante nella fonazione, ho utilizzato un approccio miofunzionale che credo possa essere utile per preparare a sostenere un lavoro e delle richieste che non sempre sono prevedibili o facilmente gestibili nel rispetto dell’ergonomia; come dire

“se ho buone gambe posso camminare, correre e saltare, se ho buona lingua posso parlare cantare e anche, ben camminare!”


Leggi anche l’articolo: Trattamento osteopatico: Il pomodoro e la molla

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Vanna Rosellini

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