LOGOPEDIA

Caratteristiche d’uso della voce del piccolo corista

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LINK  I primi passi nel canto corale nell’infanzia e adolescenza

Non si canta perché si è felici; si è felici perché si canta.
(William James)

Le caratteristiche d’uso della voce del piccolo corista variano a seconda del repertorio, ma senz’altro possiamo individuare degli aspetti comuni quali:

  • La coesione sonora del gruppo;
  • La frequenza elevata su note sostenute;

A causa dei repertori molto ampi, che vengono preparati contemporaneamente, c’è un passaggio continuo tra epoche diverse che richiede un adattamento del suono costante, al fine di renderlo congruente conlo stile del tempo; c‘è in questo modo un continuo cambiamento della vocalità che va a scapito della individuale identità vocale. Durante le prove capita di sovente che il gruppo corale si trovi a dover ripetere piccole frasi moltissime volte perché funzionino nell’economia della resa d’insieme, con evidente sovraccarico di funzione.

Cantando nel coro si manifesta, inoltre, la tendenza a perdere l’appoggio; si rischia, in questo modo, una riduzione del vocal tract e un innalzamento laringeo con conseguente affaticamento delle corde vocali.

La giovane età dei componenti del coro di voci bianche, non consente loro di automonitorarsi in un’ottica di prevenzione vocale; è per questo motivo che sarebbe auspicabile affiancare al maestro del coro sempre la figura del logopedista che da un lato partecipa attivamente alla formazione tecnica dei piccoli cantori, e dall’altro è in grado di individuare i segni di stress vocale e prevenire, quindi, l’insorgere di patologie. Essendo notevolmente ridotto l’autoascolto per la dominanza del suono corale su quello del singolo, viene a mancare la componente di controllo dell’ emissione con conseguente affaticamento.

Questo aspetto è stato frequentemente da me riscontrato nell’ambito della mia esperienza condotta all’interno del coro di voci bianche del Teatro di S. Carlo ( svolta fino al 2015/16) all’interno della quale mi occupavo di pedagogia vocale ; Il controllo e l’eventuale correzione dell’attacco del suono dei componenti del coro, ad opera del logopedista, è sicuramente di importantissimo non solo dal punto di vista musicale, ma anche per la salvaguardia della voce dei bambini che in conseguenza ad un attacco del suono scorretto possono andare incontro a fenomeni di affaticamento vocale.

L’assenza di amplificazione e il ridotto volume della voce infantile, fa sì che spesso i direttori chiedano ai bambini di “cantare di più”, i bambini rispondono quasi sempre a questo invito gridando, nel tentativo di aumentare il volume, andando così incontro a stress vocale e ottenendo un risultato acustico decisamente pessimo: si avverte, infatti, solo in questo caso il passaggio dal registro grave a quello acuto, e si ottiene una modificazione del colore vocale in senso negativo. Il rischio di patologia è dunque da rapportare a:

  • Prolungato tempo di fonazione per le prove con fonoastenia conseguente e rischi di assimilazioni di compenso in ipercinesia;
  • Difficoltà di automonitoraggio per feedback acustico carente;
  • Mancata amplificazione della voce;

nonché a:

  • Possibili alterazioni posturali dovute all’abitudine di provare in posizione seduta: i bambini durante le esecuzioni in pubblico sono molto attenti al mantenimento di una postura corretta, ma durante le prove, approfittando della distrazione dei Maestri impegnati nell’insegnamento di nozioni musicali, si abbandonano a posture più “comode” in contrasto con le esigenze di emissione;
  • Problematiche legate all’ambiente esecutivo:
    ° Sbalzi di temperatura o produzione vocale in ambiente con aria condizionata, spesso presente in sala prove;
    ° Surriscaldamento ambientale;
    ° Polveri: il teatro ne è pieno;
  • Fonazione in corso di flogosi delle prime vie aeree;
  • Abuso della vocalità parlata;
  • Malmenage vocale, cioè non perfetto possesso o depauperamento da cause esterne (flogosi, insicurezza o immaturità tecnica)
  • Ansia da prestazione.
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