La logopedista che ha saputo coniugare arte e scienza nel suo percorso

Partecipo ad un convegno e ascolto un giovane foniatra che parla di voce  coniugando insieme scienza ed emozione.
Vedere conciliati nelle parole di quel medico l’amore per l’arte e per la scienza  rendono realizzabile un’unità di cui nemmeno ero consapevole.

Quel desiderio di sintesi e interezza che nel 1969 mi aveva fatto scoprire e scegliere una professione capace di coniugare insieme scienza, emotività e comunicazione e decidere quindi che sarei stata una logopedista, adesso mi apriva nuovi orizzonti e occasioni in cui avrei potuto conciliare arte e scienza occupandomi di voce.

Gli ingredienti del mio percorso come logopedista

D’improvviso come in una rivelazione, i miei studi, le mie esperienze di logopedista e la mia vita di bambina cresciuta in una famiglia in cui i due zii artigiani lavoravano ascoltando uno l’Opera  e l’altro il Jazz, si incontrano e si uniscono. L’essere di fatto costretta ad ascoltare in silenzio, mentre guardavo affascinata i movimenti sicuri delle loro mani insieme all’obbligo di studiare pianoforte impostomi per fare di me una signorina, uniti alla curiosità e al mio amore per la scienza, diventano improvvisamente gli ingredienti di ciò che ero e sono.  Da allora il mio interesse e i miei studi di logopedista che aveva già alle spalle  24 anni di strada sono stati  dedicati prevalentemente alla voce.

 

Quali sono gli “elementi” importanti per incontrare i nostri Maestri?

In ogni percorso di crescita professionale servono il desiderio e la volontà ma anche la fortuna di incontrare grandi maestri da cui apprendere e fare propri filosofie, conoscenze e suggerimenti. Io sono stata fortunata e ne ho incontrati molti e sia che fossero colleghi, medici o artisti,  da tutti ho succhiato avidamente sperando e credo almeno in parte riuscendo a fare  da ponte fra loro e le persone che ho accolto nel mio studio.

Dopo così tanti anni di lavoro sarebbe lungo fare un elenco delle persone da cui ho imparato ma mi sento di ringraziare particolarmente tre maestri che per la mia formazione sono e sono stati fondamentali e da cui, proprio per loro diversità, ho avuto occasioni per confrontare e confrontarmi; Franco Fussi, il giovane medico conosciuto a Bolzano, quello della “rivelazione” da cui tutto è iniziato e con cui poi ho molto condiviso, Silvia Magnani che da sempre con il suo rigore e la sua accoglienza mi ha educato all’ascolto e spinto a cercare di conoscere contribuendo moltissimo alla mia passione per le relazioni fra  postura e voce e Alfonso Borragan Torre che con il suo coraggio e il suo ardire mi ha sostenuto nell’osare sperimentare sempre nel rispetto della persona e delle conoscenze scientifiche.

Conoscenza,  rigore, capacità d’ascolto, rispetto dell’interezza della persona e coraggio per poter osare e per ammettere i propri limiti, questi i punti basilari che cerco di trasmettere alle giovani colleghe che desiderano occuparsi di voce.

Questa successione di tappe e di incontri sarebbe rimasta bagaglio personale se non avessi avuto altri maestri fondamentali e spesso inconsapevoli di avere quel ruolo, le persone che hanno frequentato il mio studio. Sia che fossero artisti in carriera che dilettanti, pazienti o persone spinte dal desiderio di conoscere, ho imparato da loro che cosa sia sentirsi alleati nel percorso terapeutico ed avere un fine comune condizione necessaria per poter uscire dal giudizio e dalla convinzione di essere indispensabili e unici.

Gli incontri segnano e delineano un percorso specialmente quello di un logopedista

La prima soprano che ho seguito e che mi portava ogni volta un libro o del materiale di teoria e tecnica vocale perché aveva piacere di condividere con me le sue conoscenze, la ragazza che cantava nel coro dell’università e frequentando ingegneria aveva inconsapevolmente abbassato la propria frequenza fondamentale per essere più ascoltata dai colleghi uomini, il giovane professore che trovatosi improvvisamente afono inizia con me un percorso che poi si rivela non risolutivo e con cui condivido la ricerca di aiuti diversi, questi alcuni dei miei incontri.

Da sempre, ogni persona che è entrata ed entra nel mio studio con un’indicazione di lavoro sulla voce ha creato e crea in me uno stato di eccitazione fatto di curiosità e contemporaneamente di timore come quando si è di fronte ad un oggetto prezioso. 

 

Condividere voci è condividere persone e situazioni in un dinamismo continuo e vitale. Questa è a oggi la mia fortunata storia di logopedista e la mia testimonianza.

Vanna Rosellini

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