Caro diario,

credo proprio sia giunto il momento di raccontarti quello che abbiamo scoperto nella nostra avventura di ricerca. Dopo aver finalmente trovato tutti i cantanti professionisti per questo studio, è giunto il momento di destabilizzarli.

La richiesta è stata molto semplice:” portateci un pezzo di brano dove fate particolarmente fatica, dove la risultante performativa è variabile e non costante”.

 

 

I limiti imposti da un elaborato di tesi, soprattutto condizionati dall’esigenza di concludere lo studio in tempi utili per la sessione di laurea, ci hanno costretti a selezionare solo alcuni input sensoriali da perturbare e solo alcuni esercizi.

Questo però non ci ha scoraggiati e anzi ha permesso di soffermarci ancora di più sui dettagli e sui piccoli particolari, evidenziando aspetti che davanti a troppi dati sarebbero potuti sfuggire.

Di certo la metodologia con doppia telecamera da diversa angolazione e la registrazione audio di tutta la produzione ha comunque rappresentato una bella sfida nella rielaborazione e nell’analisi dei dati.

Perchè destabilizzare e quali stimoli sono stati usati?

Le destabilizzazioni selezionate hanno compreso stimoli propriocettivi cinestesici, uditivi, visivi e aptici.

Il primo responso positivo e che fin da subito ci ha fatto ben sperare è stato il feedback immediato da parte dei cantanti che hanno partecipato all’esperimento. C’è chi si è trovato meglio con un esercizio piuttosto che con un altro, ma comunque tutti hanno riportato almeno in un esercizio un netto ed evidente miglioramento. Questo ovviamente non poteva bastarci, perché se si vuole provare ad attribuire un rigore scientifico ad un esperimento di questo tipo, è necessario basarsi su dati oggettivi. 

Ogni registrazione è stata dunque analizzata e i dati ricavati sono stati confrontanti tra la versione con e senza destabilizzazione.
Tuttavia, visto che gli strumenti a disposizione ad oggi non possono restituire un valore artistico e una efficacia performativa reale, abbiamo voluto anche interpellare due insegnanti di canto e una logopedista, sottoponendole ad ore di ascolto e ad una valutazione qualitativa dei risultati, cercando di evitare qualsiasi condizionamento. 

Anche in questo caso il responso è stato molto positivo, e spesso in concordanza con i feedback riportati dagli stessi cantanti.
Alla luce di questi risultati sono stati esaminate tutte le registrazioni video per cercare di carpire ed evidenziare quelle differenze di comportamento, di riflessi e di risposte più o meno volontarie che possono aver influenzato in positivo o in negativo la riuscita dell’esperimento.

Dai dati oggettivi infine è stata ricavata un’analisi statistica, grazie anche all’aiuto del Dottor Erennio Natale, dal quale sono emerse evidenze significative di miglioramento correlate alla sensorialità primaria del soggetto e alla sua eventuale destabilizzazione, con un particolare miglioramento generale e statisticamente significativo per quel che riguarda la destabilizzazione aptica.

Conclusioni

Questo studio ha poggiato le fondamenta per un lavoro di ricerca più ampio che spero potrà prendere presto vita, e alla luce delle criticità e dei punti di forza evidenziati speriamo di dare sempre più significato a queste metodologie applicate ormai da anni dal M. Albert Hera, e che hanno visto una prima parziale conferma della loro efficacia dal punto di vista scientifico.

La narrazione di questo piccolo racconto di tesi a puntante, e allo stesso tempo di riscoperta personale, definita simpaticamente “logodiario” si conclude qui. È stata per me una esperienza di grande crescita personale, professionale e di continua messa in discussione, perché dietro ad un lavoro di questo tipo i dubbi e le incertezze, la gratitudine e la responsabilità nei confronti delle molte persone coinvolte, non potevano lasciare spazio a tentennamenti e paure.

Confido comunque di tenervi compagnia con nuovi e curiosi articoli sul mondo della voce, del canto e della logopedia. Alla prossima avventura.

Matteo

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