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LogoDiario – Capitolo 1

La scoperta

Ciao a tutti, mi presento, sono Matteo, laureando in logopedia, da sempre appassionato di voce e canto.
Mi piacerebbe condividere con voi un po’ di quello che sto scoprendo in questi ultimi mesi.

Ho sempre pensato che la miglior risultante nel canto si potesse ottenere solo con il massimo equilibrio, e onestamente tutt’ora ne sono convinto. Ma come si può raggiungere o per lo meno tendere all’equilibrio?
Durante gli anni di studio l’approccio al controllo, alla comprensione e alla gestione della voce è sempre stato un faro guida da cui non poter prescindere per trovare la “giusta” strada.
Tuttavia nonostante prestassi la massima attenzione a controllare respiro, appoggio, sostegno, proiezione e tutto il resto, mi rendevo conto che veniva sempre a mancare quell’equilibrio tanto cercato, a volte in un modo, a volte in un altro.

Sbattevo e risbattevo contro il muro della frustrazione, perché il mio lato razionale ha sempre pensato che il problema fosse il “troppo poco studio”.
Non fraintendetemi, non sto dicendo che studiare non serva, anzi, credo che sia alla base del raggiungimento della voce più libera. Quello che però non mi ha portato a nulla è stato lo studio inteso come massimo controllo e attenzione ad ogni aspetto tecnico fino alla maniacalità.

Ho passato anni in questa stasi, finché un giorno la vita mi ha preso, mi ha dato una bella sberla in faccia, e mi ha lasciato lì. Ad un tratto il mio “equilibrio” di vita si è incrinato.
E fin qui è una cosa che a tutti prima o poi sarà successa, per situazioni o problematiche più o meno gravi. Ora non so come avete reagito voi alle difficoltà, ma venendo a mancarmi proprio i pilastri su cui faceva affidamento la mia struttura, le alternative erano o crollare definitivamente in un baratro senza fine, oppure attingere a quelle poche e striminzite risorse a cui non ho mai dato troppo peso, ma che erano l’unica cosa rimasta.

Queste piano piano hanno iniziato ad irrobustirsi, a prendere forma, tendendo ad autosostenersi (senza bisogno di contrafforti, gaudianamente parlando) scaricando il peso non più solo sui piloni portanti ma su tutta la struttura. In quel momento non ci ho dato molto peso.
Era semplicemente l’ormai sdoganato concetto che per crescere e imparare bisogna passare dalla sofferenza e dalle difficoltà. Da lì a pochi mesi però avrei avuto la fortuna di conoscere una persona di nome Albert Hera che in una semplice lezione di canto mi ha riportato alla mente questo processo, applicandolo semplicemente alla voce, e scatenando in me una vera e propria epifania. E se fosse la mancanza di equilibrio il vero mezzo per raggiungere l’equilibrio?

Proprio dove non avevo mai guardato, nella destabilizzazione dell’attenzione, nello scardinare momentaneamente i miei sistemi sensoriali, mi aveva deragliato su un nuovo binario attentivo e di apprendimento, dove non mi era ben chiaro come, ma la ruota cominciava a girare.

Con l’aiuto e il benestare di Albert abbiamo deciso di cercare di capirci qualcosa di più, e da lì è nato il mio progetto di tesi.

Ciò che ne è conseguito è il divenire di questi ultimi mesi e dei prossimi. Se vi andrà, vi terrò aggiornati.

Un abbraccio Matteo

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