La soluzione dell’enigma e la contemplazione del mistero

mistero
Foto William Caruso

Da sempre sono stata affascinata dalla vita consacrata nelle sue forme più radicali tanto da essermi sentita, da giovane, vicina a fare una scelta di ascesi spirituale.

Della forma monacale quello che più mi attraeva era la clausura e la possibilità che immaginavo il corpo potesse avere di esprimersi in forme non quotidiane e quindi più potenti che in una dimensione profana .

Ancora oggi sono conquistata dal fatto che persone si raccolgano, si isolino , si dibattano e consacrino la propria vita a indagare su un principio che in fondo rimane nascosto o che si palesa in forme criptate .

Della strada spirituale mi interessa la ricerca del mistero più che la normativa ; il rito , le occasioni dell’apparizione del sacro , più che i comandamenti; il dialogo esaltante e disperante con l’ultrasensibile e tutto ciò che essendo ineffabile ci costringe ad essere anemometri, bussole , rabdomanti.

Se però la mia esistenza non si è svolta in un convento propriamente detto, posso dire che quel tipo di attitudine e di tensione verso la dimensione che si nasconde sono state le mie vesti religiose nel percorso di studio della voce.

D’altra parte, nella mia ricerca sulla vocalità mi hanno sempre interessato le domande assai più che le risposte, ho amato il senso della difficoltà , i fenomeni inspiegabili , inattesi e non prevedibili .

A partire da questa lectio dificilior che la voce mi impartiva ho trovato le mie risposte e ho creato i miei utensili, le mie mappe di navigazione e ho imparato a risolvere i problemi miei e degli altri e preparato gli strumenti per creare senza tradire le umanità che attraverso le voci traspaiono o si nascondono.

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