La magia del canto: la voce creatrice

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Quanto la magia del canto ci rende degli apprendisti stregoni?

la magia del canto

Un tempo c’era una Maga il cui potere risiedeva tutto nella voce. Si dice che avesse la virtù di creare mondi grazie al suo canto.

Non si sa se esso fosse un potere innato o appreso; difatti tradizioni, leggende, miti di creazione e religioni narrano spesso della voce di un Dio che ha il potere di creare il mondo, l’universo e le cose: col verbo, col soffio, con le urla, con la vibrazione delle labbra.

Ma la Maga era diversa, non era un Dio, era un’abitante del mondo, e si sa che non usava parole, o soffi, o meditazioni, non solo: ogni suo suono creava immagini, per cui sequenze di suoni e fonemi creavano mondi sempre più grandi e complessi.

Ogni tanto, le persone che vivevano nei villaggi vicini alla sua capanna andavano a farle visita, e lei cantava per loro; al suo canto gli occhi dei popolani strabuzzavano fuori dalle orbite. I racconti di chi ha visto di persona il prodigio della Maga cominciano tutti allo stesso modo: appena lei apriva le labbra per inspirare, ancor prima di emettere un suono, già una minuscola luce cominciava a brillare a mezz’aria; è come se già il suo respiro fosse canto, perché già quando inspira la Maga sa quale sarà il canto che esplorerà.

magia del cantoFinalmente poi il suono cominciava a fluire dalle sue labbra, e quel puntino di luce si allargava in un’immagine sempre più grande, sospesa a mezz’aria, dai colori liquidi, lucenti, bellissimi; le sue sfumature variavano di canto in canto, dalle più scure alle più chiare, o anche contrastanti e di accostamenti inaspettati. Anche i mondi che si apprestavano a prender forma col proseguire del canto erano tutti diversi: dipendevano dalla Maga, dai sentimenti che provava, quelli che voleva lasciare nel fiume del suo canto.

Alcuni narrano anche che talvolta il canto della Maga durava così tanto che chi l’ascoltava poteva entrare in quel mondo che lei creava, visitarlo, camminarlo coi propri piedi, e toccarlo con le proprie mani. Si narra anche di pittori, scrittori e poeti che andavano a farle visita per trovare l’ispirazione per i loro capolavori.

I mondi creati dalla Maga, poi, cessavano di essere visibili quando lei aveva concluso il suo canto, ma non è vero che cessano di esistere. I mondi di un canto rimangono nell’aria che scorre e si propaga, rimangono assorbiti da chi ascolta; allora forse la Maga è solo forse un vicolo del canto, perché quest’ultimo decide il suo percorso ancor prima d’essere emesso, comincia già a formarsi con la natura del nostro respiro, e si appoggia all’aria, la impregna e la cammina, riempiendola. Allora la Maga non è che un’illusionista che, chissà come, ammalia, ipnotizza, forse veicola lo sguardo; ma il vero Mago è sempre solo il Canto: una creazione invisibile che parte di dentro, e quel dentro poi macchia la realtà. E l’inizio del cammino – l’emissione – determina il viaggio che faremo, perché ogni canto è una narrazione che apre verso mondi sempre diversi.

Una stessa melodia, ripetuta una, due, infinite volte, è capace di dipingere racconti sempre diversi. E, come ogni racconto, qualche suo brandello rimane attaccato nell’anima di chi ascolta.

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