Franco Fussi: Il frame vocale o il momento fuggente

A scopo di ricerca o di analisi i “tecnici” della voce (dal tecnico del suono al foniatra) sono abituati a indagare le caratteristiche spettrali, gli ingredienti di un suono vocale, con le analisi elettroacustiche, con gli spettrogrammi, che in realtà, del sensibile sonoro, analizzano solo gli aspetti qualitativi ma non temporali.

 

E’ vero, lo spettrogramma analizza anche il fattore tempo, col sonagramma, ma lo spettro di potenza (lo spettrogramma in senso stretto), che più spesso osserviamo per studiare gli andamenti della formante di canto, o del formant tuning, o gli spostamenti di prima e seconda formante, sono solo dei frame di una pellicola, non ci danno affatto il senso del film nello scorrere dei frame nel tempo.

franco fussi

Sarebbe come fare il taglio di una fetta di torta per vederne il contenuto in un determinato punto, che non è l’osservazione nello spazio della torta nell’insieme. L’analisi dei frame sonori ha poco a che fare con l’esperienza dell’ascolto del canto, tanto quanto poco significativa è la struttura degli arti inferiori di un danzatore con ciò che viene comunicato nell’arte coreutica, così come la collocazione spettrale dei colori rispetto a chi fa esperienza visiva di un quadro.

 

Per dare un senso alle cose, cognitivo, semantico e psicologico, il canale visivo sfrutta lo spazio, quello uditivo il tempo. Quel momento acustico non è fissato per sempre, è un momento fuggente. Così come lo spazio ci dà notizia dell’esserci delle cose a tutto campo, la temporalità non è il tempo fenomenico degli orologi che misurano e datano gli eventi ma, attenzione, non è nemmeno il tempo soggettivo della coscienza. La temporalità, come manifestarsi e svolgersi della voce in senso pratico, si manifesta in primo luogo nel suo esserci autentico attraverso un collegamento temporale rivolto al passato, al presente ed al futuro. Il senso del suo esserci si manifesta quando il suo essere viene pensato in rapporto col tempo.

Come scriveva Eraclito:

Io stesso muto nell’istante in cui dico che le cose mutano. Tutto fluisce e nulla resta immutato.

Il tempo fenomenico è un continuo flusso di esperienze, nel quale ogni “momento” attuale trapassa incessantemente in un -appena un momento fa-, -poco fa-, e diventando poi ineluttabilmente passato e riprodotto nel ricordo. Eppure il momento attuale, anche acusticamente, non scompare ma viene ritenuto, legandosi a tutta una trama di momenti ritenuti. 
E l’attesa attuale del futuro di quel suono deriva dall’esperienza del momento, radicata nell’esperienza e nella memoria musicale e nel desiderio estetico.

 

 

Quando si verifica un’autentica saldatura fra flusso della voce che canta e flusso della coscienza, la struttura del tempo interno fa sì che le intenzioni, anche non coscienti, dell’esecutore, arrivino a costituire l’esperienza di ascolto del canto. Una temporalità dunque che è interna ad ognuno di noi, che è relazione col tempo interiore, dove si dipana il flusso di coscienza. Il fluire di una voce che canta, la progressione delle note, dei colori, delle dinamiche, nel tempo interno legano coscienza e musica, allontanando di fatto, nel loro goderne e “capirne”, del tempo fenomenologico. Il flusso della voce e il flusso della nostra coscienza finiscono con l’essere correlati fra loro e simultanei.

 

Ascoltando il canto non reagiamo a onde sonore, né tantomeno percepiamo semplici suoni; ma ascoltiamo musica, attraverso l’interazione tra il flusso temporale e il flusso di coscienza.
Ecco che quel frame sonoro investe di significato il suo prima e il suo dopo e si dilata nel nostro flusso di coscienza stimolando le nostre emozioni o facendoci parlare di interpretazione.

 

L’agogica e il gesto vocale sono veicolati nel tempo, certamente permessi dalla padronanza tecnica, ma non da questa derivati. In essi, temporalmente, nell’esserci col prima e il dopo insieme, si dispiega l’interpretazione, poi apprezzata e gestita dal flusso interiore, dell’ascoltatore, in cui  la voce rimane, coi suoi significati, emotivi e cognitivi insieme. Mostrando la potenza del tempo psicologico rispetto a quello fenomenico. 

 

E allora andiamo in visibilio per quel passaggio virtuosistico, quel cambio di colori, quell’incertezza, quel portamento, quell’abbellimento, che nel nostro flusso si sono fermati, e non hanno più tempo.

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