Esercizio di canto sull’attenzione: hai mai sentito parlare di span?

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Esercizio di canto legato all’attenzione

 

Nello studio del canto mi sono sempre chiesto come l’attenzione possa essere un processo cerebrale funzionale invece che disturbante e negativo.


Nelle lezioni di canto e nello studio ero sempre alla  ricerca della perfezione, però il livello di attenzione non mi permetteva di rendere libera la mia fonte creativa, costruendo limiti oggettivi che interferivano nella performance e nello studio del canto.

Cosa fare quindi per migliorarmi e per migliorare il canto?

 

Allenamento all’attenzione divisa come strumento di esercizio di canto.

Una delle cose che ho ricercato nel mio cammino vocale e di rendere forte l’attenzione divisa all’interno degli esercizi di canto. 

Cosa vuol dire tutto questo?

Ti ricordi la classica frase: 

Impara e poi lascia che tutto avvenga? 

All’inizio dello studio del canto,  questa frase mi è sempre risuonata come qualcosa di assurdo, per certi versi impossibile. 

Come posso apprendere uno strumento utile al mio canto, per poi non pensare che esista?

Come esercizio agli inizi, ovvero nelle miei prime lezioni di canto, mi concentravo su una sola cosa per volta, facendo forza sulla parola disciplina e costanza. Nel momento che le variabili diventavano due, a quel punto nascevano i problemi.

Ecco qui un esempio personale che mi è capitato in passato e che voglio consegnarti come mezzo di riflessione e strategia per comprendere l’importanza dell’attenzione nel canto.

Mettiamo due elementi insieme come intonazione e ritmo e vediamo come possiano costruire libera energia creativa (improvvisazione)

Questi due elementi basati chiaramente sulla percezione uditiva e motoria, sono sempre stati per me punto di “battaglia”, se andavo a tempo perdevo l’intonazione e viceversa.


La fase di studio-logica mi ha portato a costruire prima un parametro ritmico, e poi successivamente quello melodico.
I risultati dopo tantissimi tentativi anche di scambio di variabile (prima melodia e poi ritmo) erano soddisfacenti ma non erano quelli desiderati.

L’interesse e lo studio dell’attenzione a quel punto mi ha portato quindi nel tempo, a costruire esercizi che allenassero la possibilità di percepire l’attenzione divisa (vai al link definizione) come un “sistema” non tanto da controllare, ma da allenare e renderlo libero

Veniamo al dunque:

Hai mai sentito parlare di MBT (memoria breve termine) e di esercizi sul doppio compito?

Definizione da Wikipedia delle memorie a breve termine (MBT) e cos’è lo SPAN:

La memoria a breve termine (MBT), anche chiamata memoria primaria o attiva, è quella parte di memoria che si ritiene capace di conservare una piccola quantità di informazioni chiamata span[1] (tra i 5 e i 9 elementi, in Il magico numero sette, più o meno due di Miller)[2]) per una durata di 20/30 secondi circa.

È contrapposta alla memoria a lungo termine, capace di conservare una quantità enorme di informazioni per lungo tempo, siano esse recenti o remote.

I termini “breve” e “lungo” non si riferiscono alla collocazione temporale degli avvenimenti appresi, ma alla loro durata di conservazione.

Attualmente, al posto di memoria a breve termine gli psicologi cognitivi preferiscono parlare di “working memory” (WM) o memoria di lavoro, un modello cognitivo proposto per la prima volta da Alan Baddeley nel 1974[3].

Questo modello prevede un sistema attenzionale (l’esecutivo centrale) che supervisiona due sistemi sussidiari: il ciclo fonologico, che mantiene disponibili le informazioni uditive, e il taccuino visuo-spaziale, impegnato invece nella rappresentazione dello spazio.

Definizione da Wikipedia paradigma doppio compito:


Il Paradigma del doppio compito è una procedura sperimentale usata in psicologia sperimentale e in neuropsicologia.

Esso consiste nel richiedere ai partecipanti dell’esperimento di svolgere due compiti simultaneamente: se la prestazione ai due compiti è inferiore a quella che si otterrebbe svolgendo uno solo di essi, significa che i due compiti interferiscono tra loro, e questo implica che essi “competono” per le stesse risorse all’interno del sistema cognitivo.

Se al contrario, i due compiti vengono svolti altrettanto bene simultaneamente o separatamente, si deduce che essi fanno affidamento su risorse cognitive differenti, e quindi, presumibilmente, su strutture (o in neuropsicologia aree cerebrali) differenti.

Per esempio, recitare una poesia e guidare una bicicletta sono normalmente due attività che possono essere svolte altrettanto bene simultaneamente o separatamente, mentre recitare una poesia e scrivere un articolo di giornale sono compiti che interferiscono tra loro, e l’esecuzione simultanea dovrebbe peggiorare la prestazione in almeno uno dei due.

L’interpretazione più diffusa del paradigma del doppio compito è definibile in termini di limiti attentivi: le risorse cognitive sono limitate e suddivisibili tra compiti diversi, e, in base a questa interpretazione, i processi cognitivi possono essere classificati in classi differenti.

Infatti secondo l’autore Abernethy (1988) la richiesta di esecuzione di due compiti simultaneamente è suddivisa in due obiettivi differenti.

Uno indaga sulle richieste attentive del compito motorio e l’altro esamina gli effetti del compito cognitivo o motorio simultaneo.

Se due compiti vengono eseguiti simultaneamente, nascono condizioni di conflitto per il loro completamento, perciò, o entrambe le condizioni vengono modificate in modo che il compito venga eseguito, o uno dei due compiti rimane differito o non completato.

Non spaventarti, non è difficile costruire esercizi su questo sistema, vorrei però anticiparti come comprendere la strategia partendo da questi semplici esempi realizzati da Ivano Anemone e Antonio Milanese:

Qui di seguito i LINK

Allenamento sullo SPAN – MBT

Allenamento al doppio compito

Questi esempi possono essere un punto di partenza sono per poter costruire esercizi di canto che ho definito di “destabilizzazione sensoriale” atti a migliorare la capacità attentiva divisa sia nello studio che nella performace.

Esempio di esercizio riguardante la destabilizzazione uditivo-ritmica.

Primo giorno.

Prendi un brano di media difficoltà ritmica con un chiaro deficit sul tempo e sul ritmo e registralo senza averlo studiato.

Analizzalo e definisci una valutazione sui parametri legati all’intonazione e al ritmo.

Successivamente inizia a studiare prima la comprensione del tempo e poi la parte melodica, registrando chiaramente alla fine dello studio il brano preso in considerazione.

Confronta le due registrazioni e descrivi in modo analitico le due performance.

Secondo giorno
Prendi un secondo brano anch’esso di media difficoltà ritmica con un chiaro deficit sul ritmo e registralo senza studio.


Analizzalo e definisci una valutazione sui parametri ritmici e di intonazione.

Come primo step costruisci una strategia allenando lo SPAN (vedi descrizione) tramite l’applicazione descritta precedentemente, spingendoti almeno fino a 7 numeri.

Successivamente prendi il brano studio e comincia a cantarlo inserendo come disturbo un ritmo diverso in cuffia oppure in sottofondo.


Porre attenzione chiaramente al brano scelto senza farsi distrarre dell’interferenza ritmico sonora, ricercando sempre più una netta comprensione del compito, non escludendo comunque  l’attenzione al disturbo.


Puoi rendere questo esercizio sempre più complesso, aumentando per esempio il volume del disturbo ritmico, oppure cambiando ritmo.


A questo punto dopo aver allenato la nostra attenzione divisa provate a registrare il brano che avete scelto e confrontate le due performance.

Di solito in analisi le migliorie ritmiche sono evidenti, ma si potranno anche notare cambiamenti anche riguardo l’intonazione e interpretazione.

Terzo giorno

Costruisci la sequenza studio del secondo giorno utilizzando il brano del primo giorno. Registrati sempre e alla fine confronta le due performance quella del primo e del terzo giorno.

Conclusioni

Spero che questo esempio possa esserti utile per migliorare la tua crescita e determini anche una riflessione sulle molteplici strategie che vivono nel canto ma che non appartengono magari all’argomento prettamente vocale.

Mi raccomando fammi sapere com’è andata, commentando qui di seguito il post, perchè mi piacerebbe comprendere e confrontarmi con te.

Per finire, ricordati sempre che questi esercizi sono elementi che possono sviluppare in te una capacità creativa e strategica, rendendo il tuo canto libero e consapevole.

Buon canto

 

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