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Cosa sono i suoni click? La beatbox è lo stile che racchiude questa tecnica

E’ proprio vero quello che mi disse il beatboxer Robeat: “we speak the same language”.

Incontrai Robeat nel dicembre del 2013 durante il concerto con gli “Albert Hera Quintet” presso il teatro Metropol di Vienna e lui era il presentatore della serata. Subito dopo il soundcheck iniziammo a confrontarci sui vari suoni, a jammare e mi colpì molto la fluidità con cui tutto ciò avvenne e mi accorsi che era proprio così: parlavamo la stessa lingua e la comunicazione fra di noi avveniva in totale naturalezza.

Con la stessa naturalezza mi chiese di salire sul palco a fine serata e mi ritrovai così nel bel mezzo di una jam con 3 beatboxer di altissimo livello, oltre a Robeat c’erano anche il lussemburghese Slizzer e l’austriaco Eon.

La stessa sensazione si ripropose anche con Dave Crowe (di cui ho parlato nell’articolo precedente) a Milano con cui, prima di un suo concerto, nel giro di pochi minuti mi ritrovai ad improvvisare e a conversare a suon di beatbox.

Prima e dopo i concerti mi è capitato spesso di incontrare altri beatboxer con cui si ripeteva la stessa scena: in men che non si dica ci si ritrova a dialogare e a confontarsi con il nostro linguaggio comune.

Proprio come avviene per l’italiano, l’inglese, il giapponese e tutte le lingue del mondo, il beatbox ha le sue prime parole (i primi suoni) e le sue prime frasi (i primi ritmi) e proprio come il bambino che riesce a dire la prima parola dopo aver provato e sperimentato per giorni, settimane e mesi, il beatboxer in erba si stupisce e si emoziona quando riesce a produrre il suo primo suono tanto inseguito.

Da questo primo suono cresce la volontà di impararne sempre di nuovi e di miscelarli insieme per costruire le prime frasi e i primi ritmi; la soddisfazione continua a crescere alimentando la volontà di proseguire nella pratica e nella scoperta di questa nuova lingua.

Il beatbox è prevalentemente una lingua consonantica e al mondo esistono pochissime lingue che comprendono suoni tipicamente utilizzati proprio nel beatbox.

Una delle rare eccezioni è la lingua Khoisan, parlata principalmente nella zona sud-occidentale dell’Africa chiamata Kalahari e in alcune aree della Tanzania.
Questa lingua comprende i suoni denominati click, utilizzati tantissimo nel beatbox e nelle percussioni vocali, realizzati attraverso l’utilizzo dello schiocco della lingua che avviene in diverse zone della bocca e con modalità differenti producendo così un’ampia varietà di suoni.

Vi propongo il video in cui la cantante sudafricana Miriam Makeba, conosciuta anche come Mama Africa, interpreta il brano tradizionale dell’etnia xhosa “Qongqothwane” che viene cantato per tradizione ai matrimoni.

Prima dell’inizio della canzone la cantante spiega che i colonizzatori europei, non riuscendo a pronunciare il titolo originale a causa proprio dei suoni click, hanno dato alla canzone il titolo “Click song”.

In quest’altro video potete ascoltare lo stesso brano in una versione corale.

Come vi dicevo i click sound sono molto utilizzati dai beatboxer e dai percussionisti vocali.

In quest’ultimo video che vi propongo potete ascoltare il beatboxer francese Wawad che padroneggia alla perfezione questa tecnica.

Vi saluto come si usa fra beatboxer: ESH!!!!!

A presto!!

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