VOCE INDIPENDENTE

Cosa sono gli elementi progressivi nel canto e nella musica?

A prescindere da qualsiasi cosa si faccia nella vita, sono sempre stato convinto che uscire dalla propria comfort zone (mi si perdoni l’utilizzo di questi termini oggi abusati) sia un ottimo metodo di sviluppo della propria persona in quanto a consapevolezza, creatività, relazione. 

Fare lo sgambetto alle mie abitudini è il fil rouge della mia quotidianità, così tanto da essere diventato una prassi, un rischioso circolo vizioso che però, invece che intrappolare nelle reti della ripetizione di una stessa prospettiva, scaraventa, a volte con violenza verso l’ignoto, affascinato dall’accettazione del mistero, senza aver bisogno di risposte preconfezionate.

In musica come nella vita sono “schiavo” di tutto ciò, e uscito da un’adolescenza piacevolmente ingenua ed arrabbiata, macinando musicassette dei Nirvana a tutto volume nel buon vecchio walkman, un giorno incontrai Jimi Hendrix.

Credo fosse su Videomusic, un video di una forza dirompente. Un chitarrista che usava la sua chitarra come un’arma, e inoltre emettendo un equilibrio di suoni insolito, ricco, dolce e lacerante allo stesso tempo. Corsi ad acquistare subito il mio primo cd “The ultimate experience”. Ai tempi non si “skippava”, i dischi si ascoltavano molte volte di fila, talmente tanto da arrivare a memorizzare e poter cantare i lunghi assoli e gli abbellimenti sparsi sopra le distorsioni.

Che bello… Voi ve lo ricordate?

Ogni disco diventava un fratello, un insegnante privato di una lingua nuova dentro cui perdersi guardando un punto nel vuoto. Di lì a poco avrei scoperto l’altro immenso superpotere di alcuni dischi: condividendoli con gli altri mettevi in atto una selezione delle relazioni e iniziavi a circondarti di chi la pensava come te.
Questi li ritengo nel profondo degli elementi “progressivi”, che portano verso, non necessariamente verso il giusto (chi siamo noi per definire cosa sia giusto o sbagliato..?), ma verso strategie e stimoli cangianti, in constante evoluzione.

Quale sia la musica progressiva quindi? È quella fatta da artisti che ad ogni disco studiano, cambiano, sbagliano e segnano nuove vie. Il marketing lo lasciamo al di fuori; quindi per forza questa è quasi sempre musica indipendente, perché non asseconda i business plan di nessuno.

Spingersi con gli ascolti, dischi o concerti, fuori dalla propria comfort zone è diventato quindi un modo per me di aprire porte su nuove relazioni e orizzonti, su “nuove” voci.

Forse anche per tutti i motivi sopraindicati, le voci di questi progetti progressivi e indipendenti sono spesso voci genuine, lontane dai cliché, dall’estetica schiava della tecnica, voci piene di vita vera, con il bene e il male che inevitabilmente essa si porta dietro nel suo scorrere. Voci sincere, alla ricerca di sé, voci che portano dentro anche tradizioni antiche, popolari e contadine (quell’essenza autentica di cui parla Leydi, non i surrogati folkloristici senza brillantezza, vibrato e abbellimenti), voci-specchio sonoro di individui guidati dalla necessità di comunicare ed involontariamente educare (nella sua etimologia “trarre fuori”) ed “educarsi” allo stesso tempo. In questi termini la ricerca non potrà mai terminare.

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