Charles Raszl: quando il corpo e la voce sposano l’arte

L'energia che Charles Raszl sa trasmettere attraverso lo sguardo è potente come un'onda del mare.

charles raszl

Figuriamoci poi quando apre le braccia in un movimento danzante, spicca un salto agile come una pantera, e mette il suo corpo a disposizione del tempo come un tamburo.
La sua anima viva e strabordante, il suo sorriso accogliente e il suo modo di relazionarsi sono molto più eloquenti del suo ricco curriculum e della sua preparazione musicale. Charles Raszl è infatti chitarrista, direttore di coro, arrangiatore, compositore, ballerino, educatore d'arte, componente del gruppo brasiliano Barbatuques e direttore musicale di compagnie teatrali a San Paolo / Brasile e in Italia.

Il suo intento è quello di riuscire a vivere la propria vita intensamente, come fosse una sinfonia (dal greco suono) attraverso i suoi quattro movimenti: allegra, lentamente per saperla assaporare, con giocosità come un minuetto, rapidamente danzando e con riflessività e poesia. E' difficile riuscire a raccontare il fiume di continua rivoluzione che Charles Raszl è in grado di suscitare attraverso i suoi racconti.
Ci proviamo cercando di restituire nel modo più fedele possibile la chiacchierata fatta insieme a lui sul mondo, sulla cultura, gli esseri umani e il cerchio.

Charles Raszl e il suo rapporto con la parola ARTE

La prima riflessione che Charles Raszl ci chiede di fare è su quale sia, secondo noi, la definizione di “arte”.
Con questa parola possiamo intendere un’infinità di cose, ma la definizione che lui trova più appropriata è oggetto di rapporto.
Un'entità che potrebbe essere anche un fine, un qualcosa di materiale o spirituale che mette in relazione, crea uno scambio tra tutto ciò che siamo e ciò che ci circonda. Questo legame può crearsi con altri esseri umani o con noi stessi, con gli animali, la natura, i luoghi, con la nostre case o con gli oggetti.
Ogni cosa può metterci in comunicazione, tutto ci abbraccia, se lo vogliamo. Possiamo trovare un racconto ovunque, tutto mette in luce qualcosa, esiste sempre uno scambio e l'arte rappresenta un ponte potentissimo.
Charles continua sostenendo che l'arte è una bomba viva, una dinamica in eterna trasformazione. Come la musica.
Ecco perché nella vita vuole profondità e cerca in tutti modi di scavare più a fondo attraverso le sue capacità e la sua curiosità, sapendo di essere in compagnia di secoli di storia e storie che hanno contribuito a formare il mondo in cui viviamo e da cui scaturiscono domande sempre nuove.
Il forte radicamento alla sua cultura (brasiliana, ma avrebbe potuto essere qualunque altra) lo accompagna e, facendo tesoro delle sue origini, Charles raccoglie stimoli verso nuove direzioni nell'interpretare i fenomeni che lo circondano, anche con senso critico. Charles afferma: “Io mi sento universale” e cita Tolstoj: “Se conosci il tuo villaggio, conoscerai il mondo”.
La cultura porta con sé un’infinità di chiavi di lettura, se si hanno la pazienza e il desiderio di interpretarle. La profonda comprensione e rispetto per gli altri nascono anche da questo: quando entra dentro al cerchio, i suoi pensieri cercano di connettersi a tutte le persone che ha visto entrare e prendere posto.
Ogni essere umano ha il suo bagaglio culturale, il suo passato, le sue ferite, nessuno può essere escluso da questa verità.
Entrando nel cerchio Charles sa di essere uguale a tutti gli altri e l'energia comincia a scorrere, come se fosse un rituale.

charles raszl bodymusic

Charles Raszl al servizio del cerchio

Afferma che il cerchio è una “cosa” che lui riesce a muovere mettendosi al suo completo servizio, attraverso tecniche e strumenti, acquisiti o innati, ed è rappresentata dell'energia umana: è l'arte come oggetto di rapporto che muove il tutto.
Ogni movimento del corpo porta con sé simboli narrativi e storici a cui sono assegnati nomi. Si tratta di movimenti potenti, dietro di essi c'è una squadra enorme e viva di tradizione, rappresentata non da ceneri, ma da fuoco vivo.
Charles Raszl racconta di Gustav Mahler, per il quale “La tradizione non è la celebrazione della cenere, ma la celebrazione di un fuoco vivo”.
Essere profondamente consapevole di tutto ciò lo aiuta a vivere il cerchio come la generazione di un IO plurale che è più della semplice somma delle persone che lo compongono.
La forma circolare offre la possibilità di vedere tutti e si pone favorevolmente allo scambio attraverso tutti i nostri sensi. Durante il lavoro partecipativo in cerchio ogni persona, se stimolata, riesce a mettere in campo le proprie predisposizioni.
Dal concetto di cerchio scaturisce un fenomeno dato dalla sincronizzazione di più persone, di corpi, respiro, movimento, cammino, canto, nel quale ci si influenza a vicenda con uno scambio reciproco, intenso e continuativo.
Charles durante gli anni ha avuto un'intuizione: disporre cerchi dentro a cerchi, così che ognuno, potendosi concentrare su un movimento molto piccolo, che definisce frammento, possa imparare a dialogare con altre persone, a loro volta concentrate su un'altra cellula o melodia, creando così un mosaico, fino a definire un unico cerchio danzante, dato dalla somma di tutti i cerchi.

E’ questo il cerchio più potente: il mandala. Tutti questi cerchi propongono frammenti diversi e ogni cerchio ha una sua complessità. Se il cerchio più interno si gira e guarda quello che lo circonda viene a crearsi un nuovo fenomeno di comunicazione.
Possiamo imparare a conoscerci e riconoscerci in questo meccanismo a spirale, concentrico, che ci rimanda al centro fino al suo esaurirsi, per poi cominciare di nuovo.
Il cerchio si pone come l’embrione di un'energia a spirale che si sviluppa e si muove, assecondando una vibrazione naturale. Come afferma Charles: “Parlo con me stesso e trovo pace quando ballo, il rumore dei pensiero si mette in silenzio quando danzo. L'informazione ovvia che ricevo è che quando ballo non sono più lo stesso”.
L'essere umano brama la potenza, siamo così portati ad impossessarci di tutto: tecniche, procedure, virtuosismi, qualsiasi cosa che ci consenta di sfamare il nostro grande IO. Ma quello che veramente vogliamo, nel profondo, è essere felici, salutare il sole, essere in sintonia con la natura. Quello che in realtà vogliamo è vivere il rapporto umano.
Non potrebbe semplicemente una relazione, un rapporto tra due persone, essere arte?
Anziché pensare a fare arte, potremmo semplicemente imparare a rispondere ad un rapporto, così come Charles lo definisce: il rapporto che è dato dall'oggetto vivo e la sua interazione con il resto che lo circonda.
E poi ci vuole umorismo, sempre. Niente è nuovo sotto al sole. Charles Raszl conclude con noi citando l'autore brasiliano Guimaraes Rosa “tutto quello che la vita ci chiede è di avere coraggio”
Non siamo così educati a lavorare con il coraggio. Ma possiamo imparare.

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