Alla scoperta del canto delle donne Ainu: un’etnia antica, dalle origini misteriose

“DALLA VOLUTTA' DEGLI DEI NACQUE LA TERRA “

Chi sono gli Ainu e cosa si cela dietro al loro canto?

 

Quella degli Ainu ( letteralmente: gli uomini ) è un’antichissima popolazione che si era insediata migliaia di anni fa nell’isola di Hokkaido nel nord del Giappone e ancora più a nord, verso l’isola di Sachalin e la Kamchatka. Le teorie sulle loro origini e sulla loro provenienza sono in gran parte ancora avvolte nel mistero.

Gli Ainu vivevano di caccia, pesca e agricoltura, praticavano la religione animista e adoravano tutte le forme divine che, secondo le teorie di questo pensiero, abitavano gli elementi della natura. Ogni divinità aveva un nome specifico e ciascuna di esse per gli Ainu era un’ entità spirituale da cui si sentivano protetti.

Ad esempio, il nome del più grande vulcano giapponese, il Fuji, deriva dalla parola Fuchi, che in lingua Ainu è lo spirito del Fuoco e indica la potenza del calore della Terra, chiamato anche Madre Primordiale. Nei rituali gli Ainu erano soliti invocare questo spirito prima di qualunque azione.

Grande importanza aveva anche lo spirito dell’orso, considerato un ponte tra il mondo umano e quello divino. Yiomante era chiamata la cerimonia più significativa nella tradizione di questo popolo e consisteva in un complesso rituale che culminava nell’invio dell’anima dell’orso al Mondo Superiore.

Il rito di iniziazione dei giovani maschi Ainu prevedeva una cerimonia durante la quale i ragazzi vestivano l’abito tradizionale . Poi cominciavano a far crescere capelli, barba e baffi che rappresentavano saggezza e virilità. In generale, gli uomini Ainu erano particolarmente pelosi e i lunghi baffi spesso durante il pasto venivano sostenuti da speciali bastoncini.

La donna Ainu e il perchè di quel tatuaggio

 

Per le donne, la tradizione voleva che al compimento dei sette anni venisse praticato loro da nonne o zie materne un piccolo tatuaggio (Nuye, che significa scolpire se stessi) agli angoli delle labbra con appuntiti rasoi di ossidiana e venisse spalmato del carbone nelle ferite, mentre la tatuatrice cantava una yukar, una forma di poema epico, che diceva: “Anche senza di esso lei è così bella. Il tatuaggio intorno alle labbra come è brillante. Si può solo ammirare” .

Questa pratica dolorosa aveva origini sacre e continuava nel tempo. Durante la vita della donna venivano aggiunte nuove linee e il risultato finale era una sorta di “sorriso” stile Joker che aveva lo scopo di rendere le donne più simili agli uomini e quindi più forti.

Inoltre si pensava che la sofferenza causata da questa pratica temprasse le donne e le preparasse ai dolori del parto.

Il tatuaggio aveva anche lo scopo di impedire che gli spiriti maligni si impossessassero delle loro anime attraverso le labbra e serviva a proteggere dalla sfortuna e dalla malattia.

Questo tipo di tatuaggio era inoltre considerato fondamentale per poter contrarre matrimonio e per assicurarsi i proseguimento della vita dopo la morte .

Oltre a quello sulle labbra, le donne avevano altri tatuaggi sulle braccia, che avevano anch’essi la funzione di garantire la protezione dagli spiriti del male.

Oggi questa pratica non esiste più e le donne Ainu tingono le loro labbra di blu e disegnano quel “sorriso” simile a un paio di baffi solo nelle ricorrenze speciali.

Come tante altre popolazioni indigene e aborigene anche gli Ainu vennero discriminati e perseguitati per la loro cultura, la loro lingua e la loro religione.

Solo recentemente lo Stato giapponese ha riconosciuto ufficialmente l’identità di questo popolo, eliminando ogni persecuzione nei loro confronti.

Oggi, secondo i dati ufficiali, ci sono circa 25 mila Ainu nell’isola di Hokkaido e una piccola minoranza in Russia.

Il canto delle donne Ainu

Play Video

In questo video si possono vedere donne Ainu che eseguono canti, danze e musiche che esprimono il profondo legame di questo popolo con il mondo della natura e delle divinità di cui si è parlato.

Le donne indossano abiti tradizionali con disegni ricamati nella parte anteriore e centrale, sui bordi delle maniche, sugli orli.

Nella tradizione Ainu i ricami avevano anche in questo caso la funzione di impedire che gli spiriti del male si impossessassero del corpo della donna. Tutte le parti dell’abito così ricamate avevano significati simbolici.

Ad esempio, quelle superiori rappresentavano il Mondo Superiore , quelle sull’orlo il Mondo Sotterraneo o Sottomarino e quelle nella parte centrale il Mondo degli Esseri Umani. 

La danza che apre il filmato, tipica femminile, è denominata “Danza delle gru” e riproduce i movimenti e i colori di questi splendidi animali che di solito sono uccelli migratori, ma nell’isola di Hokkaido sono stanziali.

Nella danza vengono rappresentati questi bellissimi animali attraverso una coreografia di ampi movimenti e voci che ne imitano il verso.

Queste gru, spesso raffigurate negli origami giapponesi, sono simbolo di lunga vita e felicità, di colore bianco e nero con una cresta rosso vivo e con un’apertura alare che può raggiungere i 2 metri e mezzo.

Segue la “Danza di preghiera degli antenati”, che presso le culture aborigene sono considerati una grande ricchezza, perché attraverso la trasmissione del loro patrimonio di conoscenze permettono il perpetuarsi e il consolidarsi dell’identità di un popolo.

Poi una dolcissima Ninna nanna, in cui la madre culla il bimbo e lo rassicura, chiedendogli di non piangere, perché il padre tornerà presto dal suo viaggio.
E ancora, Upopo, un canto di festa o di vita quotidiana o di preghiera per allontanare gli spiriti del male. Viene eseguito in cerchio, scandito da sequenze ritmiche ripetitive ottenute battendo le mani su contenitori laccati.

Proseguendo, il video mostra alcune donne che suonano strumenti musicali tipici della tradizione Ainu: il primo è il Mukkuri, simile al nostro scacciapensieri. I suoni prodotti dallo strumento imitano qui il rumore del vento, della pioggia e i versi di alcuni animali. Il secondo, che conclude il filmato, è il Tonkori, uno strumento a cinque corde, che viene generalmente suonato da solo o per accompagnare canti o danze.
Nel video la ragazza canta una canzone d’amore.

Play Video

si può ascoltare un altro canto femminile tradizionale, il Rekuhkara, uno stile di canto in cui due donne sono accovacciate una di fronte all’altra: “Una di esse forma un tubo con le mani e canta nella cavità orale della sua partner.

La tecnica è essenzialmente quella in cui il cosiddetto donatore fornisce la voce e il ricevitore, tenendo chiusa la sua glottide usa il suo tratto vocale per modulare il flusso sonoro” (wikipedia)

Oggi nell’isola di Hokkaido è molto attivo un gruppo femminile, formato da tre cantanti di origine Ainu.

Il nome del gruppo è Marewrew, che nella loro lingua significa farfalla.

I canti che propongono sono in prevalenza Upopo, che come abbiamo visto sono costruiti su moduli ritmici molto ripetitivi che via via conducono gli esecutori a una sorta di trance naturale, come affermano loro stesse:

 

“Quando cantiamo entriamo in una specie di trance mistica, quindi non sappiamo più chi canta cosa e come. A volte non capiamo più dove ci troviamo e non sappiamo se stiamo ancora cantando o no. E’ come se il nostro corpo non ci appartenesse più… Il nostro canto deve far sentire ciò che non si vede. Questa è la parte più emozionante. La cosa più importante è far avvertire la presenza degli elementi invisibili intorno a noi”

 

Play Video

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio