PIERFRANCESCO TOSI: IL PIONIERE DELLA DIDATTICA

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Allievo del padre, Pierfrancesco Tosi esplicò la sua attività in numerose corti e città europee (Vienna, Dresda, Londra), unendo alla professione di cantante quella di incaricato d’affari di Giovanni Guglielmo, conte palatino del Reno, e successivamente dell’imperatore.

Nel 1723 pubblicò a Bologna, presso Lelio della Volpe, il trattato che doveva procurargli larga rinomanza presso i contemporanei ed i posteri, Opinioni dei cantori antichi e moderni, o sieno Osservazioni sopra il canto figurato.

Il libro, che è il primo trattato organico sull’arte del canto, si presenta altresì come una preziosissima testimonianza sull’estetica, il gusto, il costume musicale dell’età tardo barocca: poiché Tosi, che pur dedica numerose e dense pagine al metodo generale dell’insegnamento, all’impostazione della voce, all’esecuzione delle appoggiature, dei trilli, dei passaggi, delle cadenze, non si limita a trattare i problemi specifici della tecnica vocale, ma, in particolare nei capitoli dedicati ai recitativi ed alle arie, s’inoltra su un terreno più propriamente storico-critico, entrando in vivace polemica con i compositori ed i virtuosi di canto che amano atteggiarsi a seguaci del gusto “moderno”.

L’autore, con garbatezza di tatto, ma fermezza di opinioni, riprende negli uni la confusione degli stili, lo scemato interesse per il contrappunto, lo spicco eccessivo dato allo strumentale, la predilezione per i motivi vivaci, animati da un meccanismo quanto esteriore dinamismo a danno di quelli lenti, caratterizzati da una patetica espressività, negli altri il vuoto sfoggio d’abilità, l’edonismo succeduto al severo impegno artistico, la facile ricerca del successo sostituita al serio e dignitoso svolgimento 1567 della professione.

Parallelamente viene tratteggiando la figura del perfetto virtuoso, che vorrebbe musicista ben addentro nei segreti della composizione, dotato di una rispettabile cultura letteraria, capace di fiorire con gusto, misura, originalità, le arie, rispettando il carattere specifico dei tre stili, teatrale, ecclesiastico, cameristico, di seguire rigorosamente il ritmo dell’orchestra, pur facendo sapiente uso del “tempo rubato”, di curare le sfumature dinamiche onde ottenere un espressivo effetto di “chiaroscuro”, di comportarsi infine in ogni occasione con la dignità ed il senso di responsabilità confacenti alla sua posizione ed al suo grado.

 

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