LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

In coro per ricordare

Oggi è il giorno della Memoria e io voglio ricordare attraverso una riflessione sul ruolo della musica cantata – anche corale – nei campi di lavoro e di sterminio, come fonte di forza e di speranza.
Era l’inizio di dicembre e stavo avviandomi verso la mia classe quando una collega della mia scuola mi si avvicina e tutta sorridente mi propone, anzi mi presenta, un progetto che mi vedeva automaticamente coinvolto: ” Tu ti occupi dei cori ovviamente, se non li fai te chi li fa?”.
E mi mise in mano un libro, ” Prima Vennero…” il diario di Frida Misul più fotocopie varie.

Mi ritrovai a sorridere per questo slancio mattutino e questo fu preso per un sì, quindi non riuscii ad opporre alcun dubbio sulla mia partecipazione.

Sapevo sommariamente chi fosse questa mia concittadina, è un cognome comunque noto nella mia Livorno.
Apro il libro durante l’intervallo e mi ritrovo a leggerlo rapito come sempre accade quando si parla di memorie di resistenza legate all’inferno del fascismo e nazismo.
Scopro che è la musica che aveva salvato Frida, attraverso la sua voce, il suo canto.
E’ risaputo che la musica è stata fondamentale nella vita dei lager, con anche enormi contraddizioni di ruolo: apprezzata e ricercata dagli aguzzini, diventa una speranza nelle mani dei prigionieri.
Da una parte è un dovere imposto ma è anche un modo per esprimere il proprio dolore e trovare la forza in una annientata condizione umana: in alcuni lager, come anche riportato da Fabrizio Florian nel suo articolo “Musik meicht frei”, per mancanza di strumenti è il canto che descrive la disperazione e la speranza , dalle ninnenanne dell’infanzia alle canzoni da cabaret agli inni religiosi; tradizione yiddish, zigana o canti operai, ma anche, secondo l’atroce costume nazista, canzoni ingiuriose e auto derisorie (Oh mia Buchenwald; Ninnananna per il mio bambino nel crematorio; Il canto di morte ebraico).
Numerosissimi sono i cori che si creano per sopravvivere dando ai prigionieri l’obiettivo di cantare un’altra sera ancora.
Frida Misul è stata una di questi deportati: aveva una bellissima voce da soprano e non solo ha cantato per salvarsi ma ha cantato per raccontare.
Nel libro estratto dal suo diario, si riporta un esempio che trasmette la sua personalità labronica piena di ironia: una sua pratica era quella di cambiare il testo di arie note con testi affini al vissuto, anche quotidiano e quotidianamente Frida componeva canzoncine per tirare su il morale alle compagne.
C’era un suo brano che era diventato veramente famoso in tutto il suo blocco,

“ Quadratini in brodo”, quando aveva fame la cantava ed ecco perché la canzoncina era diventata famosa: la cantava sempre.
“ Un petto di gallina, una bella gelatina, dei buoni maccheroni, con salsa e pomodori, una bistecca ai ferri, contorno di piselli, un fritto di schienali con cervelli, ma com’è brutto vivere d’illusioni, quando non hai che rape a colazione.
Ti sogni la frittata, la vedi ricamata, a un tratto uno scossone, la dura delusione, ed ecco le legnate sul groppone…”.

Chiudo questo scritto con un brano corale fra i più celebri di questo periodo insegnato dalle maestre ebree ai bambini all’interno nei campi, “ Gam Gam”, scritta da Elie Botbol, è divenuta un simbolo del genocidio che riguardò più di un milione e mezzo di bambini.
Ecco il link, per ascoltare, cantare magari tutti in coro e non dimenticare.
Mai.

https://www.youtube.com/watch?v=emKGBpLzkwQ

Mostra di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi
Chiudi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il secondo e il quarto lunedì di ogni mese riceverai informazioni e chicche riguardanti il mondo della voce.